venerdì 19 dicembre 2014

La natura dello scorpione parte 10°

In pizzeria Alberto ordinò una pizza alla carbonara, mentre Simona si limitò ad una bianca e pancetta.

- Meno male, pensavo ordinassi una margherita per mantenere la linea! Ne sarei rimasto molto deluso! -

Simona aveva già un quarto di pizza in bocca:

- Cogia? - bonfonchiò staccandone un pezzo.

- Nono, la margherita è per quando ho pochi spicci e non ho molta fame, ma capita molto raramente!-

Alberto rise di gusto.

- Sei proprio buffa! -

Simona alzò un sopracciglio e mandò giù un altro boccone di pizza.

- Come scusa? Questa è bella! E' la prima volta che qualcuno mi dice che sono buffa! -

Alberto tagliò un pezzo di pizza e con la forchetta se lo mise in bocca.

- Tu sei buffo che mangi la pizza con le mani! Ma come si fa?! Dico io! -

Simona indicò Alberto puntandogli un coltello contro!

- Ehi stai buona con quel coltello! Non vorrai mica ammazzarmi? -

Simona ritrasse la mano immediatamente, dedicandosi ad un altro quarto pizza e piegandolo su sè stesso a metà.

- Beh sentiamo: che aggettivi ti hanno dato, finora? -

Alberto la guardava divertito mentre sorseggiava un bicchiere di vino rosso.

- Mah! Mi hanno detto simpatica, carina, elegante, alla moda, chic, esuberante, allegra, tosta, sexy...e questi sono quelli buoni! -

- E quelli non buoni quali sarebbero? -

Simona scosse la testa sorridendo:

- Meglio che tu non li sappia! -

- Ma ormai hai iniziato a dirli, non puoi lasciarmi a metà dai! E po' sono troppo curioso per cambiare discorso -

Simona increspò le labbra e socchiuse gli occhi, come se stesse soppesando la situazione e pensasse se rivelare o meno quei particolari.

- Ecco vedi, io temo i pregiudizi, se ti dicessi gli aggettivi non buoni ho paura che poi tu possa farti strane idee e non voglio, visto che ci stiamo conoscendo adesso - .

Alberto la guardò seriamente, poi le carezzò una mano, molto molto lievemente per pochi secondi, quel tanto che bastò a Simona per farle correre dei brividi lungo la schiena.

- Non insisto, però lascia che ti dica i miei: buoni e non -

Lei si rilassò a questa proposta e annuì sorridendogli.

- Vediamo, per un uomo credo sia più difficile che abbia aggettivi piacevoli, ma quei pochi che ho ricevuto sono stati : puntuale, serio, divertente e...passionale -

Quell'ultima parola fu pronunciata molto lentamente, e gli occhi nocciola fissi negli occhi scuri di lei.
Simona si ritrovò con la gola secca, ed ebbe un'improvvisa esigenza di bere dell'acqua fresca. Doveva assolutamente smorzare quella tensione che si era creata.

- E gli appellativi meno buoni... -

Alberto parve sorridere, come se la stesse prendendo in giro, ma cercò di nascondere quel suo sorriso sfacciato dentro un altro sorso di vino rosso.

- E quelli meno buoni sono davvero pessimi! Il primo che mi viene in mente è stronzo! Seguito da arrogante, schiavista, ottuso, disgraziato, possessivo e...figlio di puttana! Sisi, direi di averli detti tutti si! -

Simona scoppiò a ridere e battè una mano sul tavolo, facendo girare un paio di persone verso di loro.

- Ma cosa hai combinato per farti dire tutte queste cose? Aahahah! Mamma mia, scommette che arrivano tutti da donne questi begli aggettivi! Tranne schiavista, ecco quello che arrivi dai tuoi operai! -.

Alberto parve assumere un'espressione soddisfatta e compiaciuta.

- Beh forse quando mi dirai i tuoi aggettivi "non buoni" io ti dirò le origini dei miei! -.

Dopodichè Alberto ordinò il conto e propose a Simona di fare una passeggiata a Piazza Navona, prima di portarla in albergo.

Fu una passeggiata molto calma e rilassata, le chiacchiere variarono dagli hobby alla musica, dalle vacanze fatte ai lavori svolti in gioventù, gli studi, l'università, le punizioni subite dai genitori per le stupidaggini commesse, fino a quando Alberto decise che era ora di andare a riposare.

- E' l'una passata, io spero che tutto quello che dovevano fare l'abbiano fatto, e che così tu possa riposare -

Simona, sembrava un po' delusa, quindi invece che aprire la portiera della macchina si poggiò su di essa di schiena, incrociò le braccia sul petto e fissò Alberto.

- Che c'è Corradi, vuoi dirmi qualcosa? -

Alberto posò le sue mani sulla macchina, una accanto alla spalla destra e l'altra accanto alla spalla sinistra di Simona e le bloccò qualsiasi via di fuga...non che lei volesse scappare.

- Tu sei strano! Non capisco a che gioco stai giocando con me -

Alberto avvicinò il suo viso a quello di Simona, fino a sentirne il respiro caldo sulla faccia e a stordirsi con il suo profumo vanigliato.

- Tu a che gioco vorresti giocare? - 

"Alberto non farmi fare questo. Sto cercando di fare la brava, ma tu mi provochi..." pensò Simona allontanando un po' Alberto da sè.

- Sei sicuro di voler giocare con me? Rischi di farti del male! -

Alberto chiuse gli occhi per un istante e poi si allontanò.

- Anche tu rischi di farti del male con me, se è per questo. Sei tu che ti sei fermata qui alla macchina, quindi ho pensato che volessi dirmi qualcosa... -

Simona lo interruppe sbottando:

- Per forza Alberto, non riesco a capire che cosa stiamo facendo: è un rapporto di lavoro con passatempi piacevoli? E' una possibile amicizia? E' un'attrazione? Guarda io di solito non mi faccio problemi ad uscire con gli uomini, di solito li uso e li getto... o li ferisco. Ma non perchè in passato uno di loro mi ha fatto del male e allora mi vendico con tutto il genere maschile, no è qualcosa di molto peggio e non sono sicura di volerti inserire nell'elenco di quelli che mi odiano o mi disprezzano! Quindi in questo caso, devo capire! Anche perchè da qui a 3 mesi saremo sempre insieme, per molte ore al giorno, quindi non voglio avere problemi sul lavoro! Chiaro? -

A Simona batteva il cuore a mille, le si torceva lo stomaco e aveva l'ansia per la risposta di Alberto e non capiva il perchè, o meglio lo capiva eccome, ma voleva tanto sbagliarsi: le voleva disperatamente conoscerlo meglio, voleva uscire con lui e approfondire quei lievi e brevissimi contatti fisici che c'erano stati finora tra loro. Ma dopo quel discorso che gli aveva appena fatto, temeva di aver rotto tutto ancor prima che potesse nascere.


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