Alberto si passò una mano tra i capelli, un evidente segnale di stanchezza e frustrazione. Si massaggiò la tempia sinistra e lasciò cadere una mano lungo il fianco destro, infine sospirò.
- Potrebbe essere tutto quello che hai detto. Sappi solo Simona che tutto ciò che voglio lo ottengo...tra gli altri aggettivi aggiungerei caparbio, testardo e perseverante...oltre che estremamente paziente! -
Il cuore di Simona accelerò, e un calore improvviso l'avvolse. Le mani le sudavano, quindi le scrollò e si scrollò anche lei, leggermente, senza farsi notare troppo. Poi riprese il controllo di sè stessa. Alzò lo sguardo su Alberto e sorrise maliziosa.
- E cosa vorresti da me, Alberto? -
Si mordicchiò in maniera provocante il labbro inferiore, senza mai staccare gli occhi da quelli nocciola di lui.
Alberto le si avvicinò nuovamente, le passò un braccio attorno alla vita e la attirò a sè.
"Baciami" implorò mentalmente Simona, con tutta l'agitazione e l'eccitazione che le saliva dal basso ventre. Il respiro le si fece sempre più corto e i battiti sempre più veloci.
Il contatto del corpo di Alberto le provocava ondate di calore intervallate da brividi che la scuotevano tutta dall'interno.
Alberto lesse nei suoi occhi il desiderio. Si chinò su di lei e la strattonò di più a sè, poi sorrise beffardo e scostandosi con la testa di lato le sfiorò con la bocca l'orecchio e i capelli e...aprì la portiera della macchina invitandola ad entrare:
- Al momento voglio riaccompagnarti in albergo -
Simona rimase interdetta per qualche secondo, poi si riprese e spinse via Alberto.
- Te li meriti tutti gli appellativi non buoni che ti hanno dato! Specie STRONZO! -
Salì in macchina sbattendo la portiera.
Alberto era piegato in due dal ridere. Arrivò alla portiera del conducente appoggiandosi alla macchina durante il breve tragitto, talmente era scosso dalle risate.
- Ahahaahahah! Ti giuro che la tua faccia è stata bellissima! Sei uno spettacolo vivente! -
Disse entrando finalmente in macchina.
Simona aveva chiuso gli occhi a due fessure, e lo fissava irata!
- La smetti di ridere, razza di idiota che non sei altro! -
- Nono davvero Simona, sei uno spettacolo...-
Alberto smise pian piano di ridere e la guardò serio
- ...uno spettacolo meraviglioso -.
A Simona mancò un battito e si voltò dall'altra parte, verso il finestrino. Sentì che la macchina veniva messa in moto, quindi si rilassò accomodandosi meglio nel sedile del passeggero.
Simona correva sul tapis roulant, la musica nelle orecchie e lo sguardo fisso davanti a sè. Gli occhi nocciola di Alberto la perseguitavano: era dalla sera prima che non riusciva a toglierseli dalla mente. Eppure non lo aveva minimamente considerato fino a ieri, si era sempre mostrato rigido e scostante, possibile che tre bicchieri di birra e un giro in moto lo avessero reso così irresistibile per lei?
- Potrebbe essere tutto quello che hai detto. Sappi solo Simona che tutto ciò che voglio lo ottengo...tra gli altri aggettivi aggiungerei caparbio, testardo e perseverante...oltre che estremamente paziente! -
Il cuore di Simona accelerò, e un calore improvviso l'avvolse. Le mani le sudavano, quindi le scrollò e si scrollò anche lei, leggermente, senza farsi notare troppo. Poi riprese il controllo di sè stessa. Alzò lo sguardo su Alberto e sorrise maliziosa.
- E cosa vorresti da me, Alberto? -
Si mordicchiò in maniera provocante il labbro inferiore, senza mai staccare gli occhi da quelli nocciola di lui.
Alberto le si avvicinò nuovamente, le passò un braccio attorno alla vita e la attirò a sè.
"Baciami" implorò mentalmente Simona, con tutta l'agitazione e l'eccitazione che le saliva dal basso ventre. Il respiro le si fece sempre più corto e i battiti sempre più veloci.
Il contatto del corpo di Alberto le provocava ondate di calore intervallate da brividi che la scuotevano tutta dall'interno.
Alberto lesse nei suoi occhi il desiderio. Si chinò su di lei e la strattonò di più a sè, poi sorrise beffardo e scostandosi con la testa di lato le sfiorò con la bocca l'orecchio e i capelli e...aprì la portiera della macchina invitandola ad entrare:
- Al momento voglio riaccompagnarti in albergo -
Simona rimase interdetta per qualche secondo, poi si riprese e spinse via Alberto.
- Te li meriti tutti gli appellativi non buoni che ti hanno dato! Specie STRONZO! -
Salì in macchina sbattendo la portiera.
Alberto era piegato in due dal ridere. Arrivò alla portiera del conducente appoggiandosi alla macchina durante il breve tragitto, talmente era scosso dalle risate.
- Ahahaahahah! Ti giuro che la tua faccia è stata bellissima! Sei uno spettacolo vivente! -
Disse entrando finalmente in macchina.
Simona aveva chiuso gli occhi a due fessure, e lo fissava irata!
- La smetti di ridere, razza di idiota che non sei altro! -
- Nono davvero Simona, sei uno spettacolo...-
Alberto smise pian piano di ridere e la guardò serio
- ...uno spettacolo meraviglioso -.
A Simona mancò un battito e si voltò dall'altra parte, verso il finestrino. Sentì che la macchina veniva messa in moto, quindi si rilassò accomodandosi meglio nel sedile del passeggero.
Simona correva sul tapis roulant, la musica nelle orecchie e lo sguardo fisso davanti a sè. Gli occhi nocciola di Alberto la perseguitavano: era dalla sera prima che non riusciva a toglierseli dalla mente. Eppure non lo aveva minimamente considerato fino a ieri, si era sempre mostrato rigido e scostante, possibile che tre bicchieri di birra e un giro in moto lo avessero reso così irresistibile per lei?
Aumentò la velocità del tapis roulant e scrollò la testa, facendo ondeggiare la coda, poi la musica s'interruppe: una chiamata in arrivo.
"Pronto?" rispose col fiatone "Signorina Corradi? Stai bene? Ti ho interrotta in un brutto momento?" Simona impallidì : era Alberto. Fermò il tapis roulant, scese e andò verso gli spogliatoi "Stavo correndo...dimmi signor Resi!" "Mmm...domani vieni a correre con me!" il cuore di Simona perse un colpo, ma lei riprese il suo autocontrollo "E se a me piacesse correre da sola?" dall'altra parte si sentì una risata "Va bene, intanto stasera andiamo a cena fuori? Mi sono liberato, non pensavo di poter fare in tempo" ah ecco perchè lo stronzo ha fatto quell'uscita oggi, pensò Simona.
Simona sorrise e gli occhi le brillarono "A che ora?" domandò "Alle 20:30 son da te...ti consiglierei un pantalone stasera." la sua voce sembrava decisamente divertita "Ok capo, vado a farmi la doccia e mi preparo!" "In un'ora pensi di farcela?" Simona fissò il cellulare in cagnesco "Ma per chi mi hai presa? A dopo!" e chiuse la chiamata.
Gabriele era nella suite e andava avanti e indietro a grandi passi, Simona entrò arrossata, lui si voltò e si fermò. I suoi occhi erano un po' timorosi, lei se ne accorse subito. "Che è successo?" Gabriele inspirò profondamente "Io...devo chiederti un altro favore" Simona sbuffò "Mi pare che tu stia un po' esagerando!" lui unì le mani a mo' di preghiera "L'ultimo giuro! Vorrei cenare qua con Sara!" il volto di Simona si distese in un sorriso "Oh è solo questo...uff! Sisi va bene, tanto ho impegni per cena!" Gabriele inarcò le sopracciglia "Impegni? E con chi?". Simona si diresse verso la sua camera, per preparare l'occorrente per la doccia. Gabriele si mise sulla soglia della porta a braccia incrociate "Simona Corradi! Cosa stai combinando?" lei continuava ad aprire e chiudere ante di armadio e cassetti evitando di guardare in faccia il suo amico; quando però fu il momento di dirigersi in bagno dovette per forza scontrarvisi. "Simona, non mi muovo da qui finchè non mi dici con chi esci!" lei aprì la bocca per replicare, ma si trattenne e respirò con molta calma, chiuse gli occhi per qualche millesimo di secondo e quando li riaprì parlò "Io...ho conosciuto una persona ieri sera al Caffè Letterario, e stasera usciamo a cena, nulla di che!" Gabriele non accennò a muoversi "Nome prego!" Simona chiuse gli occhi a due fessure e si preparò a fare una sfuriata.
"No dico! Penso che a 29 anni possa essere in grado di scegliere con chi uscire senza rendere conto a nessuno!" Gabriele indietreggiò sotto lo sguardo minaccioso di lei, alzò le mani come per difendersi "Simona, mi preoccupo solo per te! Insomma stai facendo tanto per me, volevo solo essere gentile! Non scattare così...mi hai sempre confidato tutto!" Simona si ricompose "Scusa hai ragione. Facciamo così, mi faccio la doccia e mentre mi preparo parliamo, ok?" lui annuì come un cagnolino.
Simona uscì dalla vasca, era una di quelle con i binari per il telo e il braccio col telefono, poteva fungere sia da vasca che da doccia. Si avvolse nell'accappatoio, si asciugò bene bene e infilò un paio di slip neri in pizzo, corredati da un reggiseno con ferretti, sempre nero in pizzo. Si infilò i collant neri e una canottiera, anche quella nera, dopodichè uscì dal bagno e si diresse in camera per vestirsi.
Gabriele attese che indossasse i jeggins neri e poi entrò. Simona tirò fuori un paio di top dall'armadio e li mise sul letto, erano le 20:05.
"Simona, io sono qui..." lei fissò il suo amico, indecisa se dire o meno la verità, poi posò lo sguardo sui top, ne scelse uno rosa con le maniche che svolazzavano, ma guardandosi allo specchiò si sentì ridicola. "Ieri sera ho incontrato Alberto al Caffè Letterario..." nel frattempo si sfilò il top e ne prese un altro, blu elettrico, semplice, con scollo tondo non troppo provocante. "Alberto?" domandò Gabriele senza capire. Simona si disse che quel top fosse perfetto e cercò sotto al letto le coq sportif azzurre da abbinare. "Si, Resi Alberto" e mentre pronunciava queste parole si voltò a guardare la faccia incredula e leggermente schifata di Gabriele.
Gabriele la stava fissando, non sapeva cosa dire. Un tumulto di sentimenti si mescolavano nel suo corpo: rabbia, stupore, delusione. Lo pervadevano tutto, dallo stomaco al cervello, dalle punta delle dita agli occhi increduli che continuavano a guardarla.
Simona aprì l'armadio e prese fuori una giacca in ecopelle, modello bolero con zip diagonale in metallo e cinturini, come ornamento, sul petto. Posò la giacca sul letto e si diresse verso il settimino su cui troneggiava un ampio specchio con la cornice bianca e dorata.
Gabriele finalmente si riprese "Stai dicendo sul serio? Resi Alberto? Lo stesso Resi Alberto che ci ha chiamati qui per i suoi store?" Simona si disegnò una perfetta riga nera che seguiva la linea della palpebra superiore degli occhi, e poi quella inferiore "Si, lui...". Gabriele sospirò profondamente come per mantenere la lucidità "Simona, ci devi lavorare fianco a fianco per tre mesi o forse più...sei sicura di quello che fai? Gli hai detto che non vuoi una storia?" lei chiuse gli occhi, come per pensare, poi quando li riaprì si passò un filo di lucidalabbra sulla bocca. Era pronta e mancavano ancora 15 minuti.
Simona andò davanti al suo amico, lo fissò negli occhi e con voce estremamente calma gli disse : "Gabri, ti giuro che non sto facendo niente, e che sta volta non ho iniziato io. Ieri sera ci siamo trovati là, abbiamo parlato di tante cose, ed è completamente diverso da come si presenta in cantiere!" lo sguardo di Simona vagò verso chissà quali immagini, poi riprese "Non so come si è rotto il ghiaccio e abbiamo iniziato a trattarci con confidenza, mi ha riaccompagnata all'albergo...in moto" Gabriele si sbatté una mano in fronte "Oddio te e le moto! Non è che se un uomo ha la moto te per forza ci devi andare!" Simona si fece piccola piccola e arrossì. Gabriele sbuffò "Quindi? La domanda rimane: che intenzioni hai?" lei alzò lo sguardo e increspò le labbra "Io...non lo so" confessò infine. "Ma Dio Santo Simona! Non posso andarmene via e lasciarti così?" lei lo spinse via "So difendermi da sola!" "E se fosse un altro Stefano? Come la mettiamo?" Gabriele incrociò le braccia sul petto. Simona scrollò la testa "No, non è uno stalker...o almeno non sembra" lui alzò le mani al cielo con disperazione "Vacci piano ok? E comunque come sarebbe a dire che sta volta non hai iniziato tu?" "Che è stato lui a chiedermi di sederci allo stesso tavolo ieri sera, è stato lui a pagare le nostre consumazioni, è stato lui a offrirmi il passaggio a casa, è stato lui a dirmi, stamattina, che voleva solo me per il lavoro e quindi non era un problema se andavi via, ed è stato lui a chiamarmi per cena. Inizialmente mi ero trattenuta, ma poi stamattina mi sono detta che se era anche lui a provarci, chi se ne importa".
Gabriele era più sconvolto di prima "No dico, ti rendi conto...questo è contento di avere piazza libera, non aspettava altro che me ne andassi! Nono, tu da sola qua con lui non ci resti! Lo dirò a Sara e capirà!". Simona si mise le mani sui fianchi "Ehi non sei mio padre, non puoi dirmi queste cose! Io mi sono opposta al fatto che dopo neanche una settimana ti sei innamorato talmente tanto di quella ragazza da volerla seguire?" Gabriele sgranò gli occhi furibondo "Ma me l'hai suggerito tu!" "Io ho solo anticipato i tempi! Non avresti resistito due giorni senza di lei! Ti conosco!" adesso fu il turno di Gabriele di mettersi le mani sui fianchi "Sai che c'è, che puoi fare quel cazzo ti pare! Vai...vai pure ad incasinarti la vita!". Simona non rispose, prese la giacca e uscì dalla camera.
Simona prese un po' di soldi, il cellulare e la tessera magnetica della suite, mise tutto nelle tasche dei jeggins e della giacca, poi uscì senza salutare.
Mentre era in ascensore le arrivò un messaggio "Qui c'è una Ducati che aspetta..." Simona sorrise e cacciò dalla testa tutti quei pensieri negativi che le aveva fatto venire Gabriele.
Attraversò l'atrio dell'albergo e se lo trovò davanti, appoggiato alla moto, con i due caschi in mano e un sorriso divertito. "Buona sera signorina Corradi...ottimo abbigliamento!" Simona sorrise compiaciuta "Buona sera signor Resi. Dove mi porti?"
Simona osservò attentamente Alberto: jeans chiari, camicia bianca, giacca in ecopelle nera con strisce rosse e bianche sui fianchi, scarpe sportive di Renato Balestra ai piedi e un sorriso da bambino stampato in faccia.
Alberto le porse il casco, aspettò che se lo infilasse e poi le sistemò il cinturino "Ecco così è più sicuro!". Lui le fece segno di salire sulla moto, e lei eseguì sistemandosi dietro sul sellino. Alberto la fissava mentre a sua volta si metteva il casco, poi si sistemò sulla moto, prese le mani di Simona e se le avvolse attorno alla vita, sentì lei che faceva aderire le gambe attorno alle sue. Le mani sul manubrio...vroom, vroom, vroooom! Partiti.
Gabriele aveva assistito tutto dalla finestra della suite, scosse la testa rassegnato, poi iniziò a sistemare la suite in attesa di Sara.
Ordinò la cena in camera, preparò un paio di candele in giro per la sala da pranzo, azionò lo stereo diffondendo una musica romantica di sottofondo, Whitney Huston e infine andò a farsi la doccia e a cambiarsi.
Man mano che i minuti passavano il suo umore migliorava, in fondo Simona aveva ragione, è perfettamente in grado di badare a sè stessa, inoltre aveva ragione su Sara: se non fosse stato lunedì, molto probabilmente dopo un paio di giorni l'avrebbe seguita lo stesso.
Gabriele si perse nel ricordo della prima telefonata che le aveva fatto, ovviamente sotto la spinta pressante di Simona. "Pronto? Ehm, ciao, sono Gabriele, il ragazzo del treno..." dall'altra parte del telefono si sentì un rumore, come di qualcosa che era cascato, poi la sua voce. "Ah...ciao! Sono Sara, beh si lo sai, visto che mi hai chiamata tu! Che scema! Ehm, dimmi!" Gabriele aveva sorriso trovandola dolcissima "Mah ecco, volevo chiederti se avevi impegni domani pomeriggio..." chiuse gli occhi in attesa della risposta "No, sono libera" dentro di sè Gabriele fece una capriola.
Era tutto iniziato da una telefonata, chissà quante cose partono da una telefonata...Si sistemò la cravatta, guardò l'orologio, 21:15, sarebbe arrivata da lì a momenti.
Alberto aveva chiesto a Simona se poteva mettere la musica e aveva scelto Adrenalina, e lei si era sorpresa della scelta, e soprattutto del tipo di musica. Simona sentiva Alberto canticchiare "Tu te apoderas de mis sentidos cuando me miras /Cuando me tocas, yo comienzo a temblar/Un beso tuyo es como mi medicina/Llevame al cielo a volar". Lei sorrise mentre un certo brivido le partì contemporaneamente sia dal ventre che lungo tutta la schiena.
Sfrecciavano per le strade di Roma, fino a quando non uscirono dalla città e si trovarono in alcune strade di campagna poco illuminate e Alberto rallentò per avere una visibilità più chiara e sicura. Quando la musica finì Simona gli chiese se gli piacesse la musica latino-americana "Non particolarmente, ma questa canzone mi piace molto, e poi la trovo perfetta per questo momento!" fu la risposta, lei arrossì, poi cambiò discorso chiedendogli dove si stessero dirigendo. Alberto le rispose che la stava portando in un'osteria molto particolare e un po' fuori città, ma che tra qualche minuto sarebbero arrivati.
Infatti dopo poco si iniziarono a vedere delle luci e una fila di macchine lungo il ciglio della strada. Alberto parcheggiò la moto tra due macchine, poi aiutò Simona a scendere "Dovremo camminare un po'...e tu sei la prima che per un appuntamento indossa scarpette da ginnastica!" "Non capisco se il tuo tono è di disappunto o di approvazione!" rispose Simona porgendogli il casco, lui sorrise "Entrambe le cose! Se ti fossi messa i tacchi ti avrei portato in braccio fino all'osteria..." sorrise malizioso, poi continuò "...di solito le conquisto con questa mossa!". Simona accigliò lo sguardo e si voltò verso l'osteria iniziando a camminare, Alberto la raggiunse e le picchiettò la spalla "Guarda che scherzavo...non ci ho mai portato nessuna qua. E' un posto particolare, adatto a persone particolari." "Cosa intendi con particolari?" la curiosità di Simona era stata catturata, Alberto sorrise "Tra poco lo vedrai".
Sara aveva terminato di mangiare il primo e aveva notato che Gabriele era un po' su di giri "Cosa succede Gabri? Stai ancora pensando alla mia partenza?". Ecco, pensò Gabriele, era giunto il momento di dirglielo. Fece un lungo e profondo respiro, la guardò negli occhi e le prese la mano "Sara, io ho una cosa importante da dirti, e spero che tu non la prenda male..." Sara ritrasse la mano e se la portò alla bocca "Oddio mi vuoi lasciare", lui scoppiò a ridere "Nono, tutto il contrario! Lunedì parto con te! Torno a Modena, così sarà più facile vederti!" lei sgranò gli occhi e si affrettò a bere un sorso di vino "Come scusa?".
Gabriele si alzò e le andò accanto, le riprese la mano e la baciò "Si, Simona e Resi mi hanno dato il permesso. Non abbandono il lavoro, verrò a Roma solo quando sarà strettamente necessario. Inoltre mi hanno chiamato quelli di Pimp my home e quindi torno a Modena...non sei contenta?" Gabriele attendeva con ansia la reazione di Sara, la quale aveva bevuto un altro sorso di vino.
Dopo qualche secondo Sara si riprese "Io sono molto contenta che tu torni a Modena, ma non è una cosa un po' avventata lasciare il lavoro così, per me? Voglio dire, quanti sono 10 giorni?" Gabriele sospirò "Ecco lo immaginavo che avresti reagito così. Sta tranquilla, non ho detto che mi trasferisco a Mantova, ma che torno a Modena e che avremo più possibilità di vederci. Resta pur sempre una relazione a distanza, con qualche chilometro in meno!" Sara parve rilassarsi a queste parole, quindi Gabriele continuò col discorso "Inoltre non lascio il lavoro. Simona ha avuto l'idea, ed ha ragione: io al momento servo poco qua, sta ancora definendo dei bozzetti, deve mettersi d'accordo con Resi e gli operai, i falegnami, insomma io sto qua a perdere tempo effettivamente. Quando avranno bisogno mi chiameranno! Sta tranquilla!". Lei annuì e si fece abbracciare da lui.
Non c'erano tavolini, ma solo tre lunghe tavolate in un'immensa sala! Pareti gialle con travi in legno che sbucavano dal soffitto, decorazioni e quadri campestri ai muri laterali e tre grandi lampadari in stile antico che pendevano dal soffitto.
Appena Alberto e Simona entrarono furono accolti da un gran vociare e da risate piene di gusto e di vino. Un cameriere con in testa un capello di paglia gli venne in contro, quando si accorse che era Alberto a gran voce urlò "A Romolo! Ce sta Alberto co' 'na bella figliola qua!" da una porta sbucò un signore piuttosto in carne con la parananza sporca di unto, che appena riconobbe Alberto andò verso di lui battendo le mani "Ahò! Te sei deciso a portà 'na patata! Ormai penzavo che te piacesse er cetriolo!". In tutto questo scambio di battute rivolte verso di lui, Alberto rideva di cuore, mentre Simona divertita guardava prima lui poi il cameriere e Romolo, il signore con la parananza.
Romolo fece un cenno con la testa al cameriere "Vedi de mettè la signorina in un bel posto, non vicino a li porci, pecchè se è venuta co Alberto, il signore qua ce tiene!". Il cameriere col cappello di paglia prese sotto braccio Simona e la portò nelle seconda tavolata, spostò un paio di tovaglioli e posate, cambiò il suo coperto e quello che sarebbe stato di Alberto e poi si allontanò, quando tornò aveva già una caraffa di vino rosso, piena.
Simona sgranò gli occhi "Ma io non l'ho ordinata!" il cameriere l'appoggiò sul tavolo e le spiegò "A signorì! Qua er vino non se ordina, se beve!", lei fece cenno di sì con la testa, poi prima che andasse nuovamente via gli chiese dove fosse Alberto "E' annato in cucina a vedè che c'è sur menù de oggi! A dopo signorì" "A-a dopo". Simona era sconvolta a divertita allo stesso tempo.
Era tutto iniziato da una telefonata, chissà quante cose partono da una telefonata...Si sistemò la cravatta, guardò l'orologio, 21:15, sarebbe arrivata da lì a momenti.
Alberto aveva chiesto a Simona se poteva mettere la musica e aveva scelto Adrenalina, e lei si era sorpresa della scelta, e soprattutto del tipo di musica. Simona sentiva Alberto canticchiare "Tu te apoderas de mis sentidos cuando me miras /Cuando me tocas, yo comienzo a temblar/Un beso tuyo es como mi medicina/Llevame al cielo a volar". Lei sorrise mentre un certo brivido le partì contemporaneamente sia dal ventre che lungo tutta la schiena.
Sfrecciavano per le strade di Roma, fino a quando non uscirono dalla città e si trovarono in alcune strade di campagna poco illuminate e Alberto rallentò per avere una visibilità più chiara e sicura. Quando la musica finì Simona gli chiese se gli piacesse la musica latino-americana "Non particolarmente, ma questa canzone mi piace molto, e poi la trovo perfetta per questo momento!" fu la risposta, lei arrossì, poi cambiò discorso chiedendogli dove si stessero dirigendo. Alberto le rispose che la stava portando in un'osteria molto particolare e un po' fuori città, ma che tra qualche minuto sarebbero arrivati.
Infatti dopo poco si iniziarono a vedere delle luci e una fila di macchine lungo il ciglio della strada. Alberto parcheggiò la moto tra due macchine, poi aiutò Simona a scendere "Dovremo camminare un po'...e tu sei la prima che per un appuntamento indossa scarpette da ginnastica!" "Non capisco se il tuo tono è di disappunto o di approvazione!" rispose Simona porgendogli il casco, lui sorrise "Entrambe le cose! Se ti fossi messa i tacchi ti avrei portato in braccio fino all'osteria..." sorrise malizioso, poi continuò "...di solito le conquisto con questa mossa!". Simona accigliò lo sguardo e si voltò verso l'osteria iniziando a camminare, Alberto la raggiunse e le picchiettò la spalla "Guarda che scherzavo...non ci ho mai portato nessuna qua. E' un posto particolare, adatto a persone particolari." "Cosa intendi con particolari?" la curiosità di Simona era stata catturata, Alberto sorrise "Tra poco lo vedrai".
Sara aveva terminato di mangiare il primo e aveva notato che Gabriele era un po' su di giri "Cosa succede Gabri? Stai ancora pensando alla mia partenza?". Ecco, pensò Gabriele, era giunto il momento di dirglielo. Fece un lungo e profondo respiro, la guardò negli occhi e le prese la mano "Sara, io ho una cosa importante da dirti, e spero che tu non la prenda male..." Sara ritrasse la mano e se la portò alla bocca "Oddio mi vuoi lasciare", lui scoppiò a ridere "Nono, tutto il contrario! Lunedì parto con te! Torno a Modena, così sarà più facile vederti!" lei sgranò gli occhi e si affrettò a bere un sorso di vino "Come scusa?".
Gabriele si alzò e le andò accanto, le riprese la mano e la baciò "Si, Simona e Resi mi hanno dato il permesso. Non abbandono il lavoro, verrò a Roma solo quando sarà strettamente necessario. Inoltre mi hanno chiamato quelli di Pimp my home e quindi torno a Modena...non sei contenta?" Gabriele attendeva con ansia la reazione di Sara, la quale aveva bevuto un altro sorso di vino.
Dopo qualche secondo Sara si riprese "Io sono molto contenta che tu torni a Modena, ma non è una cosa un po' avventata lasciare il lavoro così, per me? Voglio dire, quanti sono 10 giorni?" Gabriele sospirò "Ecco lo immaginavo che avresti reagito così. Sta tranquilla, non ho detto che mi trasferisco a Mantova, ma che torno a Modena e che avremo più possibilità di vederci. Resta pur sempre una relazione a distanza, con qualche chilometro in meno!" Sara parve rilassarsi a queste parole, quindi Gabriele continuò col discorso "Inoltre non lascio il lavoro. Simona ha avuto l'idea, ed ha ragione: io al momento servo poco qua, sta ancora definendo dei bozzetti, deve mettersi d'accordo con Resi e gli operai, i falegnami, insomma io sto qua a perdere tempo effettivamente. Quando avranno bisogno mi chiameranno! Sta tranquilla!". Lei annuì e si fece abbracciare da lui.
Non c'erano tavolini, ma solo tre lunghe tavolate in un'immensa sala! Pareti gialle con travi in legno che sbucavano dal soffitto, decorazioni e quadri campestri ai muri laterali e tre grandi lampadari in stile antico che pendevano dal soffitto.
Appena Alberto e Simona entrarono furono accolti da un gran vociare e da risate piene di gusto e di vino. Un cameriere con in testa un capello di paglia gli venne in contro, quando si accorse che era Alberto a gran voce urlò "A Romolo! Ce sta Alberto co' 'na bella figliola qua!" da una porta sbucò un signore piuttosto in carne con la parananza sporca di unto, che appena riconobbe Alberto andò verso di lui battendo le mani "Ahò! Te sei deciso a portà 'na patata! Ormai penzavo che te piacesse er cetriolo!". In tutto questo scambio di battute rivolte verso di lui, Alberto rideva di cuore, mentre Simona divertita guardava prima lui poi il cameriere e Romolo, il signore con la parananza.
Romolo fece un cenno con la testa al cameriere "Vedi de mettè la signorina in un bel posto, non vicino a li porci, pecchè se è venuta co Alberto, il signore qua ce tiene!". Il cameriere col cappello di paglia prese sotto braccio Simona e la portò nelle seconda tavolata, spostò un paio di tovaglioli e posate, cambiò il suo coperto e quello che sarebbe stato di Alberto e poi si allontanò, quando tornò aveva già una caraffa di vino rosso, piena.
Simona sgranò gli occhi "Ma io non l'ho ordinata!" il cameriere l'appoggiò sul tavolo e le spiegò "A signorì! Qua er vino non se ordina, se beve!", lei fece cenno di sì con la testa, poi prima che andasse nuovamente via gli chiese dove fosse Alberto "E' annato in cucina a vedè che c'è sur menù de oggi! A dopo signorì" "A-a dopo". Simona era sconvolta a divertita allo stesso tempo.
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