Sono qui,
a metà...
Il tumore di mio padre sembra avvicinarsi ad un brutto ricordo, la rabbia verso il mondo mi sta pian piano lasciando, ma temo durerà poco questo lieve senso di pace.
Perchè le cose piano, piano, quasi per magia stanno andando al loro posto: ho finito gli esami, venerdì 28 inizierò il laboratorio per la magistrale (lo dico sottovoce, perchè finchè non vedrò la cosa verbalizzata sul libretto, non ci crederò), mio padre ha iniziato ad andare agli incontri dei giocatori anonimi.
Perchè?
Perchè due domeniche fa, ho visto una macchina uguale alla sua fuori una sala VLT, ho pregato che non fosse la sua, ma il mio istinto che mi accompagnava ormai dal mattino, mi diceva che c'era qualcosa di storto in quella giornata. Sono andata fino a casa a sperare che la macchina di mio padre fosse parcheggiata lì, ma non c'era.
A Marzo ci aveva promesso che, dopo aver perso 5000€ alle macchinette, avrebbe smesso di giocare, perchè aveva capito di averci messo nei casini, che aveva fatto un guaio.
Domenica 9 settembre, sono tornata indietro, alla sala VLT, mi sono avvicinata a questa macchina che sembra la sua, ed ho capito che era la sua.
Paolo era con me, non gli ho dato quasi neanche il tempo di parcheggiare la macchina, che sono scappata fuori, correndo nella sala giochi, mi sono fermata davanti ad una porta con vetri leggermente oscurati, sì perchè gli stronzi la fanno per la privacy, o meglio per non far fare figure di merda ai loro clienti. Non mi hanno fermata quei vetri oscurati, ho riconosciuto la figura di mio padre, e sono entrata, entrata urlando "Che cazzo stai facendo?" lui non si è squassato, si è girato calmo, forse ha creduto che la domanda fosse stata rivolta a quell'altro tizio, che era seduto davanti ad un'altra slot machine.
Quando si è reso conto che che c'ero io davanti a lui, è diventato docile come un agnellino, mi ha chiesto di uscire senza urlare, ma non si è reso conto che nessun altro dei presenti avesse notato la cosa.
Era come rincoglionito, completamente, non ragionava, mi chiedeva e mi diceva cose senza senso, davvero neanche si fosse fatto una canna. Così ho deciso di assecondarlo, ma gli ho intimato di andare a casa e di non tornare più lì.
Il giorno dopo lui ha fatto come se niente fosse, ma io non ho potuto lasciar correre la cosa e fidarmi nuovamente di lui e della promessa di non giocare più.
L'ho affrontato di petto, gli ho detto che ha un problema, che non è più una persona che posso rispettare, che non è un esempio per me, che deve fare qualcosa, e che mi dispiace se non sono molto presente in casa, che forse è anche colpa mia e di mia madre se si sente abbandonato e si è rifugiato nel gioco.
Gli ho detto che possono chiedere a me i soldi se hanno difficoltà a pagare le bollette, non sono tantissimi, ma qualcosa posso dargli, piuttosto che tentare la fortuna, inesistente tra l'altro, e indebitarci ancora di più.
E infine ho detto a mio padre che doveva aumentare il dialogo in famiglia, e che per riacquistare la nostra fiducia sarebbe dovuto andare a questo incontro.
L'ha fatto e di sua spontanea volontà ha chiesto di proseguire, e andrà anche al secondo.
E' una cosa che mi soddisfa molto, e mi fa piacere.
Paolo non ha giudicato, mi è stato vicino e basta, è stato veramente fantastico, non posso perdere una persona così, è davvero speciale, e mi fa star bene averlo al mio fianco, sono felice con lui.
Non è stato facile vedere mio padre in quelle condizioni, e non è stato facile affrontarlo, non trattarlo come un padre, ma come una persona che aveva bisogno di aiuto.
stai passando delle cose davvero brutte, non le meriti proprio e mi dispiace un sacco.. mi auguro che tuo padre possa proseguire senza mollare, è difficile come ogni dipendenza ma con tanta forza si può smettere...ti abbraccio
RispondiEliminaNon è facile trattare un genitore come una persona che ha bisogno di aiuto, hai ragione. Proprio per questo ti lascio un abbraccio. Perchè in fondo, per quanto faccia male ammetterlo, lo capisco.
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