Aveva chiesto ad Alberto di poter almeno mettere la musica in filodiffusione, in modo da avere un po' di compagnia, e lui glielo aveva concesso.
Quindi Simona saltellava da una parte all'altra della "sala" spostando, inquadrando e rigirando mobili e composizioni, adattando luci e particolari.
Resi la stava osservando già da un po': era lì dalla mattina e sembrava ancora sprizzare energia da tutti i pori, inoltre sapeva perfettamente che la notte prima aveva dormito poco.
- Ti droghi, vero? Prendi degli eccitanti! -
Simona fece un balzo spaventata.
- Dico ma sei scemo? Pensavo che non ci fosse nessuno ormai! -
Alberto rise.
- E comunque no, non mi drogo! Tanta cioccolata, e qualche tazza di caffe! Roba naturale insomma...più il mio entusiasmo per il mio lavoro! -.
Lui le si avvicinò e pareva studiarla.
- Lo vedo che sei entusiasta del tuo lavoro. Sono molto contento di averti scelta! Avevo già visto i tuoi lavori, e mi sono sempre piaciuti... -
Simona rimase piacevolmente sorpresa sentendo quelle parole, poi le venne in mente una domanda:
- Questi mobili, li fate voi, giusto? Avete un laboratorio! Posso vederlo? -
Alberto le prese la mano e se la trascinò dietro senza dire nulla.
Arrivarono in uno stabile buio e silenzioso, con un profumo intenso di legno e segatura. Con la mano libera Alberto cercò a tentoni l'interruttore della luce, lo schiacciò e lo stabile si illuminò a giorno.
Simona rimase a bocca aperta : vi erano seghe circolari, piallatrici, punteruoli, seghetti, strumenti per gli intarsi, retini per texture e mille altri utensili.
- Ma...davvero? Hai dei veri artigiani che ti lavorano il legno e ti costruiscono i mobili? Non hai una fabbrica che fa pezzi standard? -
Simona ne era affascinata. Alberto le indicò una scrivania piena di segatura e posandole una mano sulla schiena, delicatamente la invitò a proseguire verso di essa.
- Questa era di mio nonno, poi è diventata di mio padre, ed ora dovrebbe essere mia...-
Lasciò la frase in sospeso accarezzando la scrivania togliendovi un po' di segatura. Poi si voltò verso Simona e con un sorriso raggiante le propose una pizza!
"Ma questo è pazzo!" pensò lei "Prima è tutto serio, mi trascina qui senza manco dire una parola, e ora mi dice che vuole andare a prendere una pizza?!".
Ritornarono nello store dove Simona stava sistemando la sala da pranzo.
- Allora? Che pizza vuoi? -
Simona lo guardò stupita.
- No ma...fai sul serio? -
Alberto fece spallucce.
- Beh se ti manca poco possiamo anche andare a mangiare fuori, ma se ne hai ancora per molto meglio mangiarla qua, no? -
Simona si mise le mani sui fianchi e lo fissò, incerta se rispondergli o meno.
- Alberto, sei stato tu di chiedermi di fermarmi per finire i bozzetti, me lo devi dire tu se devo continuare o meno, io posso finire anche domani! -
Lui come risposta si lasciò cadere sul divano.
- Uff! Come la fai complicata! Hai fame si o no? Qui hai finito, si o no? -
Simona era sempre più incredula! "Questo è proprio fuso!". Si guardò attorno, guardò il bozzetto che aveva disegnato, poggiato sul tavolo in legno di abete e decise che si, per quella sera aveva finito, e aveva anche fame.
- Senti capo, io penso di aver finito! Ma c'è un problema! -
Alberto si alzò e con lo sguardo la invitò a proseguire.
- Devo assolutamente cambiarmi e farmi una doccia! -
Lui rise di gusto.
- Ok, ma quindi vuoi passare dall'albergo a prendere le tue cose? -
Simona guardò l'ora, 21:30
- Mmm forse meglio di no, potrei interrompere qualcosa se andassi in albergo adesso. Ho detto a Gabry che sarei rimasta qua fino a tardi per finire delle cose e per lasciargli la sua intimità con Sara -
Alberto le si avvicinò improvvisamente e con nonchalance la annusò. Simona sentì il respiro caldo sulla pelle, e le sue narici furono invase da un inebriante profumo di dopobarba mescolato a shampoo. "Oddio sto per svenire! Questo profumo mi stordisce..."
- Sai di buono! -
Fu il commento di Alberto, una volta allontanatosi. Simona si riprese.
- Ehm si! Mi fa piacere...ma come dire, non credo sia normale annusare le persone! -
Alberto sorrise malizioso.
- Beh se hanno un buon profumo, che male c'è? -
Così dicendo si avviò verso l'uscita, lasciando intendere a Simona di seguirlo.
Simona si ritrovò seduta, al posto del passeggero, in una Giulietta Alfa Romeo blu elettrico, al fianco di Alberto, che le aveva appena detto di scegliere un cd da inserire nel lettore.
Dopo un pezzo di tragitto, verso chissà dove Simona sbottò:
- Ma si può sapere chi sei? Un pazzo da ricovero? -
- Ma che c'è? Qual è il problema? Stiamo andando a mangiare una pizza e allora? Siamo tutti e due vestiti così da stamattina, nessuno dei due puzza e la doccia la faremo a fine serata! Stai tranquilla, non è un sacrilegio! -
- Cavoli! Non riesco a capire come siamo diventati così intimi da andare a mangiare una pizza a fine lavoro! -
Alberto si voltò un secondo a guardarla, poi ritornò sulla strada. Simona stava sciogliendosi i capelli e li stava spettinando con le mani, si sbottonò i primi due bottoni della camicia nera e cercò nella borsetta i trucchi di fortuna che portava sempre in borsa per le emergenze.
- A me non sembriamo così intimi, ci stiamo conoscendo e basta no? Lavori per me da quanto? 10 giorni, forse 12 e prima di ieri sera non mi sono mai permesso di parlarti di cose che andassero al di fuori del lavoro. Poi ti trovo al caffè letterario, uno dei miei locali preferiti a Roma, e ti scopro come una piacevole compagnia. E poi tu sei single no da quanto ho capito, quindi puoi uscire tranquillamente con un uomo... -
Simona lo fissò, non si era certo fatta sfuggire quella precisazione :
- Si, io sono single, ma tu...? -
Alberto si corrucciò e strinse le mani al volante.
- Non rispondi eh? Alberto io ho dei principi, nonostante i miei parenti mi abbiano voltato le spalle -
Lui le si avvicinò e pareva studiarla.
- Lo vedo che sei entusiasta del tuo lavoro. Sono molto contento di averti scelta! Avevo già visto i tuoi lavori, e mi sono sempre piaciuti... -
Simona rimase piacevolmente sorpresa sentendo quelle parole, poi le venne in mente una domanda:
- Questi mobili, li fate voi, giusto? Avete un laboratorio! Posso vederlo? -
Alberto le prese la mano e se la trascinò dietro senza dire nulla.
Arrivarono in uno stabile buio e silenzioso, con un profumo intenso di legno e segatura. Con la mano libera Alberto cercò a tentoni l'interruttore della luce, lo schiacciò e lo stabile si illuminò a giorno.
Simona rimase a bocca aperta : vi erano seghe circolari, piallatrici, punteruoli, seghetti, strumenti per gli intarsi, retini per texture e mille altri utensili.
- Ma...davvero? Hai dei veri artigiani che ti lavorano il legno e ti costruiscono i mobili? Non hai una fabbrica che fa pezzi standard? -
Simona ne era affascinata. Alberto le indicò una scrivania piena di segatura e posandole una mano sulla schiena, delicatamente la invitò a proseguire verso di essa.
- Questa era di mio nonno, poi è diventata di mio padre, ed ora dovrebbe essere mia...-
Lasciò la frase in sospeso accarezzando la scrivania togliendovi un po' di segatura. Poi si voltò verso Simona e con un sorriso raggiante le propose una pizza!
"Ma questo è pazzo!" pensò lei "Prima è tutto serio, mi trascina qui senza manco dire una parola, e ora mi dice che vuole andare a prendere una pizza?!".
Ritornarono nello store dove Simona stava sistemando la sala da pranzo.
- Allora? Che pizza vuoi? -
Simona lo guardò stupita.
- No ma...fai sul serio? -
Alberto fece spallucce.
- Beh se ti manca poco possiamo anche andare a mangiare fuori, ma se ne hai ancora per molto meglio mangiarla qua, no? -
Simona si mise le mani sui fianchi e lo fissò, incerta se rispondergli o meno.
- Alberto, sei stato tu di chiedermi di fermarmi per finire i bozzetti, me lo devi dire tu se devo continuare o meno, io posso finire anche domani! -
Lui come risposta si lasciò cadere sul divano.
- Uff! Come la fai complicata! Hai fame si o no? Qui hai finito, si o no? -
Simona era sempre più incredula! "Questo è proprio fuso!". Si guardò attorno, guardò il bozzetto che aveva disegnato, poggiato sul tavolo in legno di abete e decise che si, per quella sera aveva finito, e aveva anche fame.
- Senti capo, io penso di aver finito! Ma c'è un problema! -
Alberto si alzò e con lo sguardo la invitò a proseguire.
- Devo assolutamente cambiarmi e farmi una doccia! -
Lui rise di gusto.
- Ok, ma quindi vuoi passare dall'albergo a prendere le tue cose? -
Simona guardò l'ora, 21:30
- Mmm forse meglio di no, potrei interrompere qualcosa se andassi in albergo adesso. Ho detto a Gabry che sarei rimasta qua fino a tardi per finire delle cose e per lasciargli la sua intimità con Sara -
Alberto le si avvicinò improvvisamente e con nonchalance la annusò. Simona sentì il respiro caldo sulla pelle, e le sue narici furono invase da un inebriante profumo di dopobarba mescolato a shampoo. "Oddio sto per svenire! Questo profumo mi stordisce..."
- Sai di buono! -
Fu il commento di Alberto, una volta allontanatosi. Simona si riprese.
- Ehm si! Mi fa piacere...ma come dire, non credo sia normale annusare le persone! -
Alberto sorrise malizioso.
- Beh se hanno un buon profumo, che male c'è? -
Così dicendo si avviò verso l'uscita, lasciando intendere a Simona di seguirlo.
Simona si ritrovò seduta, al posto del passeggero, in una Giulietta Alfa Romeo blu elettrico, al fianco di Alberto, che le aveva appena detto di scegliere un cd da inserire nel lettore.
Dopo un pezzo di tragitto, verso chissà dove Simona sbottò:
- Ma si può sapere chi sei? Un pazzo da ricovero? -
- Ma che c'è? Qual è il problema? Stiamo andando a mangiare una pizza e allora? Siamo tutti e due vestiti così da stamattina, nessuno dei due puzza e la doccia la faremo a fine serata! Stai tranquilla, non è un sacrilegio! -
- Cavoli! Non riesco a capire come siamo diventati così intimi da andare a mangiare una pizza a fine lavoro! -
Alberto si voltò un secondo a guardarla, poi ritornò sulla strada. Simona stava sciogliendosi i capelli e li stava spettinando con le mani, si sbottonò i primi due bottoni della camicia nera e cercò nella borsetta i trucchi di fortuna che portava sempre in borsa per le emergenze.
- A me non sembriamo così intimi, ci stiamo conoscendo e basta no? Lavori per me da quanto? 10 giorni, forse 12 e prima di ieri sera non mi sono mai permesso di parlarti di cose che andassero al di fuori del lavoro. Poi ti trovo al caffè letterario, uno dei miei locali preferiti a Roma, e ti scopro come una piacevole compagnia. E poi tu sei single no da quanto ho capito, quindi puoi uscire tranquillamente con un uomo... -
Simona lo fissò, non si era certo fatta sfuggire quella precisazione :
- Si, io sono single, ma tu...? -
Alberto si corrucciò e strinse le mani al volante.
- Non rispondi eh? Alberto io ho dei principi, nonostante i miei parenti mi abbiano voltato le spalle -
Queste ultime parole furono mormorate appena, ma Alberto le udì lo stesso, decidendo però di non approfondire il discorso. Simona riprese :
- Io non frequento gente sposata, accompagnata o fidanzata, mi dispiace, non sono quel genere di donna! -
Alberto sospirò pesantemente.
- Non sono niente di tutto questo, diciamo che è complicato e sto cercando di uscirne...ecco ora stiamo diventando intimi, raccontandoci cose personali -.
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