giovedì 25 dicembre 2014

La natura dello scorpione parte 14°

Erano arrivati in spiaggia, Simona fece un po' di stretching e Alberto la imitò. "Ti propongo una cosa" disse lui, "Sentiamo". "Adesso facciamo un paio di chilometri per riscaldarci, poi facciamo una gara, ti va?" "Se vinco io mi dirai tutta la verità senza omettere niente!" fu la proposta di Simona. Alberto sorrise "Se vinco io restiamo una notte fuori!" "Oh accidenti, non so proprio in chi sperare!" rispose maliziosa Simona.
Iniziarono a correre, una corsa lenta e costante, inspirando ed espirando. La spiaggia era semideserta, il sole era tiepido ed era immensamente piacevole correre sulla sabbia soffice con la brezza marina che entrava nei polmoni.
"Ok, direi che ora possa iniziare la gara!" decise Alberto, Simona annuì decisa. Si sistemarono dietro una linea tracciata da loro con un bastone. Alberto la guardò sempre più divertito "Pronta? Vince ci arriva prima ai pedalò!" "Si! Uno, due, tre...via!".
Partirono sfrecciando entrambi, Alberto tentò di barare spingendola di lato con una mano, Simona recuperò e tentò di fargli uno sgambetto. Lui le diede una pacca sul sedere, e lei gli strizzò un capezzolo.
Erano ormai giunti al traguardo, molto vicini entrambi, Simona fece uno slancio e atterrò oltre la linea, cadendo sulla sabbia bagnata e ridendo di gioia "Ho vinto! Ho vinto!" gridò. Alberto si lasciò cadere accanto a lei, poi rotolò su un fianco e poggiò la testa sulla mano. 
Gli occhi nocciola di Alberto trapassarono quelli verdi di lei, poi lui iniziò a chinarsi lentamente fissando le labbra di Simona. Lei si mordicchiò le labbra desiderando con tutta se stessa quel bacio, il suo battito accelerava e il respiro si accorciava sempre più. Quando le loro bocche furono vicinissime Simona si voltò dall'altra parte "Mi devi dire prima la verità!". Alberto si gettò nella sabbia, quasi fosse distrutto e stanco.
Resi fissò le nuvole, poi cercò la mano di Simona e se la portò alla bocca baciandogliela "Quella era una mia ex."  lei si voltò verso di lui "E perchè sarebbe stato un problema se avessimo continuato quello che stavi iniziando?" "Lei è sposata, le ho chiesto di lasciare il marito per me. Non l'ha fatto e l'ho mandata a quel paese!".
Simona si alzò a sedere coprendo Alberto con la sua ombra "Eri il suo amante?" "Si, e ieri quando ci ha visti ha pensato che lo stessi facendo per farla ingelosire" "Ed è così?" Alberto si tirò su poggiandosi sugli avambracci "Fino a ieri si, poi durante la cena, e poi il tuo sguardo quando eravamo fuori. Il tuo viso terrorizzato quando stavo per baciarti...beh ho cambiato idea." "Tu speri che io ti creda? E lei? Che fine le hai fatto fare?" lui sospirò "Le ho detto che quello che ho appena detto a te, e cioè che inizialmente era così, ma che poi mi sono accorto che mi piaci per davvero e adesso ho una voglia incredibile di assaggiare le tua labbra, sono decisamente invitanti!".
Simona arrossì e decise di vendicarsi: si tirò indietro i capelli lasciando scoperto il collo, chinò la testa di lato e si abbassò lentamente su  Alberto, il quale era completamente rapito da lei.
Simona si avvicinò al suo orecchio, glielo mordicchiò dolcemente facendogli sfuggire un gemito di piacere, poi gli sussurrò "Dovrai sudartelo...bello!", poi si alzò di scatto e cominciò a correre più veloce che poteva.
Ad Alberto ci volle qualche secondo per capire cosa stava succedendo, poi si alzò di scatto anche lui e la rincorse.
Ci mise davvero poco a raggiungerla, l'afferrò per la mano, la strattonò verso di se e la strinse tra le sue braccia. Simona aveva il fiato mozzo per la corsa. Resi le afferrò il volto, costringendola a guardarlo negli occhi. Lui iniziò a darle tanti piccoli baci sulla guancia, fino all'orecchio e poi dall'orecchio al collo. "Mmmh!" alcuni gemiti sfuggirono al controllo di Simona.
Prima che potesse baciarla, Simona lo allontanò delicatamente. Alberto la guardava con aria interrogativa "Che succede?", lei sospirò "Alberto, io non sto cercando una storia..." "E' la stessa cosa che mi ha detto Gabriele! Forse a questo punto sei tu a dovermi dire la verità!".
"Si, forse hai ragione! Anche perchè ti ho assecondato molto in questi in giorni. Passeggiamo...".
Simona iniziò a dirgli che lei col passare del tempo e degli anni si era accorta di non essere in grado di stare con una persona per non più di qualche anno, della sua incapacità a restare, della sua fame di attenzione e della sua incurabile voglia di provocare gli uomini.
Alberto l'ascoltò con attenzione, senza dire una parola, sembrava meditare su ogni singola lettera, quando Simona finì di parlare si sedette sul bagno-asciuga e invitò lei a sedersi accanto a lui.
Dopo diversi minuti di nulla Alberto parlò "Io non ho mai avuto una relazione seria, la prima è stata Marta, la mia ex. Sono stato per tre anni il suo amante, amante di una donna di 45 anni e adesso ne ho 32. Cosa devo dirti, sto passando da una relazione alquanto pesante e frustrante ad una nuova, che mi sembra leggera e senza pretese. Un po' ti capisco, in questi tre giorni l'idea di vederti, di toccarti o baciarti mi ha elettrizzato! Tu poi sei buffa, fai delle espressioni bellissime per cui è tremendamente divertente stuzzicarti. Stai al gioco, non ti tiri mai indietro, sei curiosa, dispettosa, sensuale, creativa! Potrei andare avanti all'infinito e devo dire che mi piaci! Cosa vuoi fare davanti a questa confessione? Io ti avverto, non so se per questi tre mesi riuscirò a starti lontano!".
Simona sospirò "E' proprio questo il problema: ti innamorerai di me, ed io non ho niente da offrire. Ti spezzerò il cuore, e finirai con l'odiarmi!" "E se fossi tu ad innamorarti di me?" lei scoppiò a ridere "E' molto probabile, ma il problema arriverà quando tu sai ancora innamorato, ed io non più!". Resi raccolse un po' di sabbia e la sbriciolò tra le mani "Secondo me corriamo troppo! stiamo pensando al futuro quando non sappiamo neanche se ci piacciamo davvero nel presente!" senza che Simona potesse ribattere, la bloccò a terra tenendole ferme le spalle con le mani e poi le sue labbra iniziarono a sfiorare quelle di lei. I respiri corti e profondi, due bocche che si incontravano con desiderio e fame. La punta della lingua di Alberto accarezzò le labbra di Simona, lei smise completamente di opporre resistenza e accavallò la gamba destra su quella di Alberto. Lui le liberò una spalla e affondò la mano nei suoi capelli. Le loro lingue si cercavano e si accarezzavano dolcemente e lentamente, prolungando il più possibile quel momento.

martedì 23 dicembre 2014

La natura dello scorpione parte 13°

Simona entrò nell'albergo, prese l'ascensore e infine varcò la porta della suite. Il tutto meccanicamente. Gabriele stava aspettandola sul divano, Sara era andata via da poco.
Simona si sedette accanto a lui senza dire una parola, lo sguardo fisso davanti a lei. Gabriele la guardò, poi le posò una mano sulla spalla "Simona? Tutto ok? Se fai così mi fai preoccupare!" lei si girò verso di lui "Gabri, sono parecchio confusa!" lui inarcò le sopracciglia "Cioè?". Simona sospirò e cercò di mettere in ordine i pensieri, spiegò com'era andata la serata, dell'osteria, della boccata d'aria, dell'arrivo all'albergo "Insomma, stava per baciarmi, poi è arrivata questa e lui ha detto : Merda. Poi se n'è andato dicendomi che ci saremmo visti domani, che è sabato ed io di sicuro non vado in cantiere per lui!" Gabriele si grattò il mento "Onestamente non so che dire neanche io! Che fosse sua moglie?" Simona scattò in piedi "Se quello stronzo è sposato lo prendo a pugni!" poi si diresse verso il frigo bar e prese da bere.
Gabriele la osservava camminare per la stanza in preda al nervoso, poi la sentì borbottare "No, ma qua stiamo scherzando! Non è possibile che mi faccia fare scema da uno così! E che cavolo!".

Simona era a letto, cercava di addormentarsi, quando sentì il suo cellulare vibrare. Un messaggio. Era di Alberto : Scusami, davvero. Domani alle 6:30 ti passo a prendere! Vestiti sportiva e porta un cambio elegante. Mi farò perdonare! Buona notte. Lei lo lesse e la sua risposta fu : Credici!

Ore 6:30 del mattino, il cellulare di Simona vibrava già da un po', la luce entrava prepotente dalla finestra . Lei si rigirò nel letto mettendosi il cuscino sulla testa, ma il cellulare continuava imperterrito a vibrare. Afferrò il telefonino e rispose con la voce impastata dal sonno "Pronto?" "Simona, aprimi, sono davanti alla porta della tua suite!". Simona spalancò gli occhi e si alzò di scatto sul letto, poi corse in sala e infine verso la porta.
"No ma dico! Sei pazzo?" Alberto era davanti a lei con un vassoio in mano "Ti ho portato la colazione! E non urlare, che c'è gente che dorme a quest'ora di sabato!" lei lo tirò dentro e lo portò in camera sua.
"Ti stanno davvero bene quelle culotte!" Alberto la stava fissando molto compiaciuto, Simona si infilò rapidamente i jeggins, che aveva lasciato sulla sedia la sera prima, e poi si sedette sul letto. Lui la guardò un sorriso malizioso, poi le si avvicinò porgendole il vassoio. Caffelatte, brioches alla marmellata di ciliegia e una spremuta d'arancia. Simona guardò il vassoio con circospezione, poi prendendo un pezzo di brioches gli chiese : "Tua moglie lo sa che sei qui?". Alberto scoppiò a ridere "Non sono sposato, Simona. E nemmeno fidanzato!"  lei masticò il pezzo che aveva preso, e continuò a fissare il vassoio che finta indifferenza. "Allora chi era quella donna?" Alberto si massaggiò le gambe, sospirò e poi si decise a rispondere : "E' una faccenda un po' complicata, anzi in realtà no, è molto semplice, solo che vorrei spiegartela in viaggio..." e prese anche lui un pezzo di brioches, mentre Simona lo squadrava quasi inorridita da quella proposta. 
"Io non vado da nessuna parte finchè mi dici la verità!" Simona si mise le mani sui fianchi, e lui parve divertito "sapevo che avresti reagito così! Andiamo Simona, ti porto solo a mare, facciamo una corsetta in spiaggia e poi ti porto a pranzo fuori! Così avremo modo di chiacchiere e non essere disturbati da nessuno!" "Intendi non essere disturbati da quella donna?" lui annuì esasperato allargando le braccia.
Simona misurò la sua camera a grandi passi, indecisa sul da farsi, mentre Alberto la guardava con aria speranzosa. "Va bene, esci da qua che mi cambio e preparo la borsa" un enorme sorrise apparve sul viso di Resi, che acconsentì senza fiatare.

Gabriele si era svegliato, e aveva ascoltato tutto. Era rimasto zitto e buono perchè non voleva intromettersi, anche se moriva dalla voglia di dirne quattro a quel riccone di Resi. Quando sentì Alberto uscire dalla stanza di Simona, uscì anche lui deciso a parlargli.
"Sapevo che prima o poi mi avresti detto qualcosa!" Gabriele si sedette sul divano, gambe divaricate e gomiti poggiati sulle ginocchia. "Tu non la conosci, non hai la minima idea del casino in cui vi state per cacciare entrambi!" Alberto sorrise "Onestamente credo di non saperlo per davvero!" "Che cosa vuoi da lei?" gli domandò Gabriele senza troppi giri di parole "Mi piace, voglio uscire con lei, e stare in sua compagnia!" fu la risposta "E allora perchè stavi per baciarla?" Resi alzò le sopracciglia "Vi raccontate proprio tutto eh..." "Rispondi!" lo intimò Gabri "Se pensi che voglia portarla a letto e basta, ti sbagli!" Gabriele si battè il palmo della mano sulla fronte e chiuse gli occhi "Lo sapevo! Se cerchi una storia con lei, lascia perdere!" Alberto lo guardò sbigottito "Di solito non è il contrario? E comunque non lo so cosa cerco da lei, te l'ho detto, mi piace stare in sua compagnia, e sì sono attratto da lei, ma non so se voglio una storia, forse non adesso!" Gabriele tirò un sospiro di sollievo, poi gli diede una pacca sulla spalla "Oh bene! Meno male! Allora godetevela e basta finchè dura, dopo non si sa..." e se ne tornò in camera sua. 

Simona aveva messo tutto nello zaino e se l'era caricato in spalla. Alberto l'aiutò a sedersi sulla moto e le allacciò il casco sorridendole, poi montò in sella anche lui e partirono alla volta del mare. 

lunedì 22 dicembre 2014

La natura dello scorpione parte 12°

Sara e Gabriele erano abbracciati a letto, sotto le coperte. Lei gli accarezzava il petto nudo, e lui le circondava le spalle con un braccio. "Certo che sei incredibile!" disse Sara "Mai nessuno ha fatto una cosa del genere per me! Sembri uscito da un film romantico" Gabriele rise "No, per niente guarda! Sara ormai vado per i 35, sono stato diversi anni a tentennare su una storia che era già finita ancora prima di iniziare...poi mi sei capitata tu, e non ho dubbi su ciò che devo fare!" lei prese un cuscino e glielo gettò in faccia "Si, decisamente: troppo bello per essere vero!" lui si tolse il cuscino e glielo lanciò addosso a sua volta.

Alberto tornò finalmente al tavolo e salvò Simona da una signora romana, che non aveva smesso un attimo di parlare da quando il cameriere era andato via. "Non sei vegetariana vero?" "No! Per carità! Sono vegana!" Alberto spalancò la bocca terrorizzato, poi capì che lei lo stava prendendo in giro "Simpatica, davvero simpatica!" Simona gli sorrise ammiccando, poi gli chiese cosa aveva ordinato "Allora, lo so che ormai li fanno in tutto il mondo, e può sembrare una scelta banale, ma come li fanno qui, non li mangerai mai da nessuna parte: spaghetti alla carbonara con guanciale di maiale cresciuto, sfamato e ucciso da loro!" Simona annuì lentamente "Ok, poi hai ordinato anche il secondo?" "Si, di là avevano la trippa alla romana e la coratella d'abbacchio coi carciofi. Ho preso quest'ultima, spero ti piaccia!" Alberto sembrava eccitato per le scelte fatte e ansioso di essere approvato dal palato di Simona. 
"Come mai sei andato in cucina?" domandò lei incuriosita, Alberto era seduto accanto a lei, i loro gomiti si sfioravano, e lui la guardava sempre dritto negli occhi quando le parlava. "Qui la scelta è giornaliera, dipende cos'hanno ucciso o cacciato, quindi gli uomini, e solo gli uomini, entrano in cucina a scegliere cosa mangiare" Simona accigliò lo sguardo "Un po' maschilista come cosa..." fu interrotta dalla signora di prima "Ennò signurì! E' che fa proprio schifo entrà laddentro! E' meglio che ci vanno li uomini, che ci hanno lo stomaco più forte!" Alberto fece segno con la mano, della serie : come volevasi dimostrare. Simona schioccò la lingua e alzò gli occhi al cielo con finta esasperazione.

Gabriele guardò l'orologio "Ormai è mezzanotte! A che ora ha intenzione di riportarla a casa quello là?" era affacciato alla finestra, come un padre preoccupato. Sara si alzò dal letto e andò ad abbracciarlo, avvolgendolo nel lenzuolo insieme a lei. "Gabri, non stai esagerando? Magari ha capito che mi fermavo qui anche stanotte e ci sta lasciando altro tempo per stare in intimità!" suggerì lei, ma Gabriele scosse la testa "No, tu non capisci! Quella si mette sempre nei casini con gli uomini! Specie quelli che hanno una motocicletta!" Sara gli diede un piccolo buffetto sulla spalla "Guarda che è adulta e vaccinata, sa quello che fa! Sarai mica geloso?" "Nono, geloso no! Preoccupato si, è da diverso tempo che non esce con un uomo, lei fa la forte, ma so che sotto sotto è impaurita, perchè l'ultimo con cui è stata era Stefano!" "Lo stalker!" esclamò Sara. Gabriele annuì "Si, va alle feste, esce con gli uomini, li provoca perchè comunque non può farne a meno! Adora l'attenzione su di sè, ma è decisamente più diffidente, e sempre più convinta a voler passare la sua vita da sola, da quando quel bastardo..." lui strinse le mani a pugno. Sara lo abbracciò forte "Dai sta tranquillo, Resi è abbastanza famoso in città, e di sicuro non può permettersi di avere una denuncia per stalking nella sua fedina penale, ci perderebbe molto!" Gabriele si rilassò "Massì forse ha ragione...".

Erano fuori dall'osteria a prendere una boccata d'aria e a guardare le stelle, lì l'illuminazione era poca e permetteva di avere una bellissima visuale del cielo. Alberto aveva la testa inclinata verso l'alto, poi si voltò sentendo lo sguardo fisso di Simona su di lui "Che c'è?" lei scosse la testa "Grazie" "No, sono io a dover ringraziare te, e non sai quanto!" lei sorrise "Prova a spiegarmelo!".
Alberto le prese la mano e rientrarono per mangiare il secondo.
Ed ecco che nuovamente sfrecciavano per le strade di Roma, la serata era passata piacevolmente e aveva permesso a Simona di scoprire un altro lato di Resi.
Arrivarono all'albergo, Alberto le sfilò il casco, e come la sera prima la prese quasi in braccio per farla scendere. Simona era tutta insonnolita "Oggi sei andata via due ore prima, dovrai recuperare lo sai?" di colpo lei si svegliò "Come recuperare? Oh dai per un giorno che vado via prima! E poi oggi è venerdì e che cavolo!" Alberto rise "Ahaha, certo che non ti lasci mica dire niente eh? Comunque si, dovrai recuperare! A meno che..." "A meno che cosa?" s'infiammò lei sul piede di guerra, lui si mise l'indice sul mento, poi le si avvicinò molto lentamente, mantenendo il contatto visivo.
Simona indietreggiava, mentre il cuore le balzava nel petto e iniziò a sentire improvvisamente molto caldo. Toccò la moto e non aveva più vie di scampo. Alberto la bloccò parandosi davanti a lei, e mettendo le mani sul sellino, senza lasciarle nessuna via di fuga.
Il respiro di entrambi era sempre più corto e veloce. Lui le sfiorò la guancia con le labbra, poi si protese verso il suo orecchio e le sussurrò " A meno che domattina non vieni a correre con me" poi le sue mani la strinsero in vita abbracciandola e facendo avvicinare il suo corpo a quello di lui. La bocca di Alberto si spostò dall'orecchio verso il collo di Simona, la quale sentiva il calore del respiro di lui sulla sua pelle, e una piacevole eccitazione la pervase, impedendole di opporre resistenza.
Poi il rumore di una macchina dietro di loro e una voce di donna "Alberto?", lui alzò lo sguardo e riconobbe la donna "Merda" sussurrò e si allontanò da Simona. La liberò dal suo abbracciò e la guardò dispiaciuto "Scusami...devo andare! Ci vediamo domani!".

La natura dello scorpione parte 11°

Alberto si passò una mano tra i capelli, un evidente segnale di stanchezza e frustrazione. Si massaggiò la tempia sinistra e lasciò cadere una mano lungo il fianco destro, infine sospirò.

- Potrebbe essere tutto quello che hai detto. Sappi solo Simona che tutto ciò che voglio lo ottengo...tra gli altri aggettivi aggiungerei caparbio, testardo e perseverante...oltre che estremamente paziente! -

Il cuore di Simona accelerò, e un calore improvviso l'avvolse. Le mani le sudavano, quindi le scrollò e si scrollò anche lei, leggermente, senza farsi notare troppo. Poi riprese il controllo di sè stessa. Alzò lo sguardo su Alberto e sorrise maliziosa.

- E cosa vorresti da me,  Alberto? -

Si mordicchiò in maniera provocante il labbro inferiore, senza mai staccare gli occhi da quelli nocciola di lui.
Alberto le si avvicinò nuovamente, le passò un braccio attorno alla vita e la attirò a sè.
"Baciami" implorò mentalmente Simona, con tutta l'agitazione e l'eccitazione che le saliva dal basso ventre. Il respiro le si fece sempre più corto e i battiti sempre più veloci.
Il contatto del corpo di Alberto le provocava ondate di calore intervallate da brividi che la scuotevano tutta dall'interno.
Alberto lesse nei suoi occhi il desiderio. Si chinò su di lei e la strattonò di più a sè, poi sorrise beffardo e scostandosi con la testa di lato le sfiorò con la bocca l'orecchio e i capelli e...aprì la portiera della macchina invitandola ad entrare:

- Al momento voglio riaccompagnarti in albergo -

Simona rimase interdetta per qualche secondo, poi si riprese e spinse via Alberto.

- Te li meriti tutti gli appellativi non buoni che ti hanno dato! Specie STRONZO! -

Salì in macchina sbattendo la portiera.
Alberto era piegato in due dal ridere. Arrivò alla portiera del conducente appoggiandosi alla macchina durante il breve tragitto, talmente era scosso dalle risate.

- Ahahaahahah! Ti giuro che la tua faccia è stata bellissima! Sei uno spettacolo vivente! -

Disse entrando finalmente in macchina.
Simona aveva chiuso gli occhi a due fessure, e lo fissava irata!

- La smetti di ridere, razza di idiota che non sei altro! -

- Nono davvero Simona, sei uno spettacolo...-

Alberto smise pian piano di ridere e la guardò serio

- ...uno spettacolo meraviglioso -.

A Simona mancò un battito e si voltò dall'altra parte, verso il finestrino. Sentì che la macchina veniva messa in moto, quindi si rilassò accomodandosi meglio nel sedile del passeggero.


Simona correva sul tapis roulant, la musica nelle orecchie e lo sguardo fisso davanti a sè. Gli occhi nocciola di Alberto la perseguitavano: era dalla sera prima che non riusciva a toglierseli dalla mente. Eppure non lo aveva minimamente considerato fino a ieri, si era sempre mostrato rigido e scostante, possibile che tre bicchieri di birra e un giro in moto lo avessero reso così irresistibile per lei?


Aumentò la velocità del tapis roulant e scrollò la testa, facendo ondeggiare la coda, poi la musica s'interruppe: una chiamata in arrivo.


"Pronto?" rispose col fiatone "Signorina Corradi? Stai bene? Ti ho interrotta in un brutto momento?" Simona impallidì : era Alberto. Fermò il tapis roulant, scese e andò verso gli spogliatoi "Stavo correndo...dimmi signor Resi!" "Mmm...domani vieni a correre con me!" il cuore di Simona perse un colpo, ma lei riprese il suo autocontrollo "E se a me piacesse correre da sola?" dall'altra parte si sentì una risata "Va bene, intanto stasera andiamo a cena fuori? Mi sono liberato, non pensavo di poter fare in tempo" ah ecco perchè lo stronzo ha fatto quell'uscita oggi, pensò Simona.


Simona sorrise e gli occhi le brillarono "A che ora?" domandò "Alle 20:30 son da te...ti consiglierei un pantalone stasera." la sua voce sembrava decisamente divertita "Ok capo, vado a farmi la doccia e mi preparo!" "In un'ora pensi di farcela?" Simona fissò il cellulare in cagnesco "Ma per chi mi hai presa? A dopo!" e chiuse la chiamata.


Gabriele era nella suite e andava avanti e indietro a grandi passi, Simona entrò arrossata, lui si voltò e si fermò. I suoi occhi erano un po' timorosi, lei se ne accorse subito. "Che è successo?" Gabriele inspirò profondamente "Io...devo chiederti un altro favore" Simona sbuffò "Mi pare che tu stia un po' esagerando!" lui unì le mani a mo' di preghiera "L'ultimo giuro! Vorrei cenare qua con Sara!" il volto di Simona si distese in un sorriso "Oh è solo questo...uff! Sisi va bene, tanto ho impegni per cena!" Gabriele inarcò le sopracciglia "Impegni? E con chi?". Simona si diresse verso la sua camera, per preparare l'occorrente per la doccia. Gabriele si mise sulla soglia della porta a braccia incrociate "Simona Corradi! Cosa stai combinando?" lei continuava ad aprire e chiudere ante di armadio e cassetti evitando di guardare in faccia il suo amico; quando però fu il momento di dirigersi in bagno dovette per forza scontrarvisi. "Simona, non mi muovo da qui finchè non mi dici con chi esci!" lei aprì la bocca per replicare, ma si trattenne e respirò con molta calma, chiuse gli occhi per qualche millesimo di secondo e quando li riaprì parlò "Io...ho conosciuto una persona ieri sera al Caffè Letterario, e stasera usciamo a cena, nulla di che!" Gabriele non accennò a muoversi "Nome prego!" Simona chiuse gli occhi a due fessure e si preparò a fare una sfuriata.

"No dico! Penso che a 29 anni possa essere in grado di scegliere con chi uscire senza rendere conto a nessuno!" Gabriele indietreggiò sotto lo sguardo minaccioso di lei, alzò le mani come per difendersi "Simona, mi preoccupo solo per te! Insomma stai facendo tanto per me, volevo solo essere gentile! Non scattare così...mi hai sempre confidato tutto!" Simona si ricompose "Scusa hai ragione. Facciamo così, mi faccio la doccia e mentre mi preparo parliamo, ok?" lui annuì come un cagnolino.


Simona uscì dalla vasca, era una di quelle con i binari per il telo e il braccio col telefono, poteva fungere sia da vasca che da doccia. Si avvolse nell'accappatoio, si asciugò bene bene e infilò un paio di slip neri in pizzo, corredati da un reggiseno con ferretti, sempre nero in pizzo. Si infilò i collant neri e una canottiera, anche quella nera, dopodichè uscì dal bagno e si diresse in camera per vestirsi.

Gabriele attese che indossasse i jeggins neri e poi entrò. Simona tirò fuori un paio di top dall'armadio e li mise sul letto, erano le 20:05.

"Simona, io sono qui..." lei fissò il suo amico, indecisa se dire o meno la verità, poi posò lo sguardo sui top, ne scelse uno rosa con le maniche che svolazzavano, ma guardandosi allo specchiò si sentì ridicola. "Ieri sera ho incontrato Alberto al Caffè Letterario..." nel frattempo si sfilò il top e ne prese un altro, blu elettrico, semplice, con scollo tondo non troppo provocante. "Alberto?" domandò Gabriele senza capire. Simona si disse che quel top fosse perfetto e cercò sotto al letto le coq sportif azzurre da abbinare. "Si, Resi Alberto" e mentre pronunciava queste parole si voltò a guardare la faccia incredula e leggermente schifata di Gabriele.


Gabriele la stava fissando, non sapeva cosa dire. Un tumulto di sentimenti si mescolavano nel suo corpo: rabbia, stupore, delusione. Lo pervadevano tutto, dallo stomaco al cervello, dalle punta delle dita agli occhi increduli che continuavano a guardarla. 
Simona aprì l'armadio e prese fuori una giacca in ecopelle, modello bolero con zip diagonale in metallo e cinturini, come ornamento, sul petto. Posò la giacca sul letto e si diresse verso il settimino su cui troneggiava un ampio specchio con la cornice bianca e dorata. 
Gabriele finalmente si riprese "Stai dicendo sul serio? Resi Alberto? Lo stesso Resi Alberto che ci ha chiamati qui per i suoi store?" Simona si disegnò una perfetta riga nera che seguiva la linea della palpebra superiore degli occhi, e poi quella inferiore "Si, lui...". Gabriele sospirò profondamente come per mantenere la lucidità "Simona, ci devi lavorare fianco a fianco per tre mesi o forse più...sei sicura di quello che fai? Gli hai detto che non vuoi una storia?" lei chiuse gli occhi, come per pensare, poi quando li riaprì si passò un filo di lucidalabbra sulla bocca. Era pronta e mancavano ancora 15 minuti.
Simona andò davanti al suo amico, lo fissò negli occhi e con voce estremamente calma gli disse : "Gabri, ti giuro che non sto facendo niente, e che sta volta non ho iniziato io. Ieri sera ci siamo trovati là, abbiamo parlato di tante cose, ed è completamente diverso da come si presenta in cantiere!" lo sguardo di Simona vagò verso chissà quali immagini, poi riprese "Non so come si è rotto il ghiaccio e abbiamo iniziato a trattarci con confidenza, mi ha riaccompagnata all'albergo...in moto" Gabriele si sbatté una mano in fronte "Oddio te e le moto! Non è che se un uomo ha la moto te per forza ci devi andare!" Simona si fece piccola piccola e arrossì. Gabriele sbuffò "Quindi? La domanda rimane: che intenzioni hai?" lei alzò lo sguardo e increspò le labbra "Io...non lo so" confessò infine. "Ma Dio Santo Simona! Non posso andarmene via e lasciarti così?" lei lo spinse via "So difendermi da sola!" "E se fosse un altro Stefano? Come la mettiamo?" Gabriele incrociò le braccia sul petto. Simona scrollò la testa "No, non è uno stalker...o almeno non sembra" lui alzò le mani al cielo con disperazione "Vacci piano ok? E comunque come sarebbe a dire che sta volta non hai iniziato tu?" "Che è stato lui a chiedermi di sederci allo stesso tavolo ieri sera, è stato lui a pagare le nostre consumazioni, è stato lui a offrirmi il passaggio a casa, è stato lui a dirmi, stamattina, che voleva solo me per il lavoro e quindi non era un problema se andavi via, ed è stato lui a chiamarmi per cena. Inizialmente mi ero trattenuta, ma poi stamattina mi sono detta che se era anche lui a provarci, chi se ne importa".
Gabriele era più sconvolto di prima "No dico, ti rendi conto...questo è contento di avere piazza libera, non aspettava altro che me ne andassi! Nono, tu da sola qua con lui non ci resti! Lo dirò a Sara e capirà!". Simona si mise le mani sui fianchi "Ehi non sei mio padre, non puoi dirmi queste cose! Io mi sono opposta al fatto che dopo neanche una settimana ti sei innamorato talmente tanto di quella ragazza da volerla seguire?" Gabriele sgranò gli occhi furibondo "Ma me l'hai suggerito tu!" "Io ho solo anticipato i tempi! Non avresti resistito due giorni senza di lei! Ti conosco!" adesso fu il turno di Gabriele di mettersi le mani sui fianchi "Sai che c'è, che puoi fare quel cazzo ti pare! Vai...vai pure ad incasinarti la vita!". Simona non rispose, prese la giacca e uscì dalla camera.

Simona prese un po' di soldi, il cellulare e la tessera magnetica della suite, mise tutto nelle tasche dei jeggins e della giacca, poi uscì senza salutare.
Mentre era in ascensore le arrivò un messaggio "Qui c'è una Ducati che aspetta..." Simona sorrise e cacciò dalla testa tutti quei pensieri negativi che le aveva fatto venire Gabriele.
Attraversò l'atrio dell'albergo e se lo trovò davanti, appoggiato alla moto, con i due caschi in mano e un sorriso divertito. "Buona sera signorina Corradi...ottimo abbigliamento!" Simona sorrise compiaciuta "Buona sera signor Resi. Dove mi porti?" 
Simona osservò attentamente Alberto: jeans chiari, camicia bianca, giacca in ecopelle nera con strisce rosse e bianche sui fianchi, scarpe sportive di Renato Balestra ai piedi e un sorriso da bambino stampato in faccia.
Alberto le porse il casco, aspettò che se lo infilasse e poi le sistemò il cinturino "Ecco così è più sicuro!". Lui le fece segno di salire sulla moto, e lei eseguì sistemandosi dietro sul sellino. Alberto la fissava mentre a sua volta si metteva il casco, poi si sistemò sulla moto, prese le mani di Simona e se le avvolse attorno alla vita, sentì lei che faceva aderire le gambe attorno alle sue. Le mani sul manubrio...vroom, vroom, vroooom! Partiti.

Gabriele aveva assistito tutto dalla finestra della suite, scosse la testa rassegnato, poi iniziò a sistemare la suite in attesa di Sara.
Ordinò la cena in camera, preparò un paio di candele in giro per la sala da pranzo, azionò lo stereo diffondendo una musica romantica di sottofondo, Whitney Huston e infine andò a farsi la doccia e a cambiarsi.
Man mano che i minuti passavano il suo umore migliorava, in fondo Simona aveva ragione, è perfettamente in grado di badare a sè stessa, inoltre aveva ragione su Sara: se non fosse stato lunedì, molto probabilmente dopo un paio di giorni l'avrebbe seguita lo stesso.
Gabriele si perse nel ricordo della prima telefonata che le aveva fatto, ovviamente sotto la spinta pressante di Simona. "Pronto? Ehm, ciao, sono Gabriele, il ragazzo del treno..." dall'altra parte del telefono si sentì un rumore, come di qualcosa che era cascato, poi la sua voce. "Ah...ciao! Sono Sara, beh si lo sai, visto che mi hai chiamata tu! Che scema! Ehm, dimmi!" Gabriele aveva sorriso trovandola dolcissima "Mah ecco, volevo chiederti se avevi impegni domani pomeriggio..." chiuse gli occhi in attesa della risposta "No, sono libera" dentro di sè Gabriele fece una capriola.
Era tutto iniziato da una telefonata, chissà quante cose partono da una telefonata...Si sistemò la cravatta, guardò l'orologio, 21:15, sarebbe arrivata da lì a momenti.

Alberto aveva chiesto a Simona se poteva mettere la musica e aveva scelto Adrenalina, e lei si era sorpresa della scelta, e soprattutto del tipo di musica. Simona sentiva Alberto canticchiare "Tu te apoderas de mis sentidos cuando me miras /Cuando me tocas, yo comienzo a temblar/Un beso tuyo es como mi medicina/Llevame al cielo a volar". Lei sorrise mentre un certo brivido le partì contemporaneamente sia dal ventre che lungo tutta la schiena.
Sfrecciavano per le strade di Roma, fino a quando non uscirono dalla città e si trovarono in alcune strade di campagna poco illuminate e Alberto rallentò per avere una visibilità più chiara e sicura. Quando la musica finì Simona gli chiese se gli piacesse la musica latino-americana "Non particolarmente, ma questa canzone mi piace molto, e poi la trovo perfetta per questo momento!" fu la risposta, lei arrossì, poi cambiò discorso chiedendogli dove si stessero dirigendo. Alberto le rispose che la stava portando in un'osteria molto particolare e un po' fuori città, ma che tra qualche minuto sarebbero arrivati.
Infatti dopo poco si iniziarono a vedere delle luci e una fila di macchine lungo il ciglio della strada. Alberto parcheggiò la moto tra due macchine, poi aiutò Simona a scendere "Dovremo camminare un po'...e tu sei la prima che per un appuntamento indossa scarpette da ginnastica!" "Non capisco se il tuo tono è di disappunto o di approvazione!" rispose Simona porgendogli il casco, lui sorrise "Entrambe le cose! Se ti fossi messa i tacchi ti avrei portato in braccio fino all'osteria..." sorrise malizioso, poi continuò "...di solito le conquisto con questa mossa!". Simona accigliò lo sguardo e si voltò verso l'osteria iniziando a camminare, Alberto la raggiunse e le picchiettò la spalla "Guarda che scherzavo...non ci ho mai portato nessuna qua. E' un posto particolare, adatto a persone particolari." "Cosa intendi con particolari?" la curiosità di Simona era stata catturata, Alberto sorrise "Tra poco lo vedrai".

Sara aveva terminato di mangiare il primo e aveva notato che Gabriele era un po' su di giri "Cosa succede Gabri? Stai ancora pensando alla mia partenza?". Ecco, pensò Gabriele, era giunto il momento di dirglielo. Fece un lungo e profondo respiro, la guardò negli occhi e le prese la mano "Sara, io ho una cosa importante da dirti, e spero che tu non la prenda male..." Sara ritrasse la mano e se la portò alla bocca "Oddio mi vuoi lasciare", lui scoppiò a ridere "Nono, tutto il contrario! Lunedì parto con te! Torno a Modena, così sarà più facile vederti!" lei sgranò gli occhi e si affrettò a bere un sorso di vino "Come scusa?".
Gabriele si alzò e le andò accanto, le riprese la mano e la baciò "Si, Simona e Resi mi hanno dato il permesso. Non abbandono il lavoro, verrò a Roma solo quando sarà strettamente necessario. Inoltre mi hanno chiamato quelli di Pimp my home e quindi torno a Modena...non sei contenta?" Gabriele attendeva con ansia la reazione di Sara, la quale aveva bevuto un altro sorso di vino.
Dopo qualche secondo Sara si riprese "Io sono molto contenta che tu torni a Modena, ma non è una cosa un po' avventata lasciare il lavoro così, per me? Voglio dire, quanti sono 10 giorni?" Gabriele sospirò "Ecco lo immaginavo che avresti reagito così. Sta tranquilla, non ho detto che mi trasferisco a Mantova, ma che torno a Modena e che avremo più possibilità di vederci. Resta pur sempre una relazione a distanza, con qualche chilometro in meno!" Sara parve rilassarsi a queste parole, quindi Gabriele continuò col discorso "Inoltre non lascio il lavoro. Simona ha avuto l'idea, ed ha ragione: io al momento servo poco qua, sta ancora definendo dei bozzetti, deve mettersi d'accordo con Resi e gli operai, i falegnami, insomma io sto qua a perdere tempo effettivamente. Quando avranno bisogno mi chiameranno! Sta tranquilla!". Lei annuì e si fece abbracciare da lui.

Non c'erano tavolini, ma solo tre lunghe tavolate in un'immensa sala! Pareti gialle con travi in legno che sbucavano dal soffitto, decorazioni e quadri campestri ai muri laterali e tre grandi lampadari in stile antico che pendevano dal soffitto.
Appena Alberto e Simona entrarono furono accolti da un gran vociare e da risate piene di gusto e di vino. Un cameriere con in testa un capello di paglia gli venne in contro, quando si accorse che era Alberto a gran voce urlò "A Romolo! Ce sta Alberto co' 'na bella figliola qua!" da una porta sbucò un signore piuttosto in carne con la parananza sporca di unto, che appena riconobbe Alberto andò verso di lui battendo le mani "Ahò! Te sei deciso a portà 'na patata! Ormai penzavo che te piacesse er cetriolo!". In tutto questo scambio di battute rivolte verso di lui, Alberto rideva di cuore, mentre Simona divertita guardava prima lui poi il cameriere e Romolo, il signore con la parananza.
Romolo fece un cenno con la testa al cameriere "Vedi de mettè la signorina in un bel posto, non vicino a li porci, pecchè se è venuta co Alberto, il signore qua ce tiene!". Il cameriere col cappello di paglia prese sotto braccio Simona e la portò nelle seconda tavolata, spostò un paio di tovaglioli e posate, cambiò il suo coperto e quello che sarebbe stato di Alberto e poi si allontanò, quando tornò aveva già una caraffa di vino rosso, piena.
Simona sgranò gli occhi "Ma io non l'ho ordinata!" il cameriere l'appoggiò sul tavolo e le spiegò "A signorì! Qua er vino non se ordina, se beve!", lei fece cenno di sì con la testa, poi prima che andasse nuovamente via gli chiese dove fosse Alberto "E' annato in cucina a vedè che c'è sur menù de oggi! A dopo signorì" "A-a dopo". Simona era sconvolta a divertita allo stesso tempo.

venerdì 19 dicembre 2014

La natura dello scorpione parte 10°

In pizzeria Alberto ordinò una pizza alla carbonara, mentre Simona si limitò ad una bianca e pancetta.

- Meno male, pensavo ordinassi una margherita per mantenere la linea! Ne sarei rimasto molto deluso! -

Simona aveva già un quarto di pizza in bocca:

- Cogia? - bonfonchiò staccandone un pezzo.

- Nono, la margherita è per quando ho pochi spicci e non ho molta fame, ma capita molto raramente!-

Alberto rise di gusto.

- Sei proprio buffa! -

Simona alzò un sopracciglio e mandò giù un altro boccone di pizza.

- Come scusa? Questa è bella! E' la prima volta che qualcuno mi dice che sono buffa! -

Alberto tagliò un pezzo di pizza e con la forchetta se lo mise in bocca.

- Tu sei buffo che mangi la pizza con le mani! Ma come si fa?! Dico io! -

Simona indicò Alberto puntandogli un coltello contro!

- Ehi stai buona con quel coltello! Non vorrai mica ammazzarmi? -

Simona ritrasse la mano immediatamente, dedicandosi ad un altro quarto pizza e piegandolo su sè stesso a metà.

- Beh sentiamo: che aggettivi ti hanno dato, finora? -

Alberto la guardava divertito mentre sorseggiava un bicchiere di vino rosso.

- Mah! Mi hanno detto simpatica, carina, elegante, alla moda, chic, esuberante, allegra, tosta, sexy...e questi sono quelli buoni! -

- E quelli non buoni quali sarebbero? -

Simona scosse la testa sorridendo:

- Meglio che tu non li sappia! -

- Ma ormai hai iniziato a dirli, non puoi lasciarmi a metà dai! E po' sono troppo curioso per cambiare discorso -

Simona increspò le labbra e socchiuse gli occhi, come se stesse soppesando la situazione e pensasse se rivelare o meno quei particolari.

- Ecco vedi, io temo i pregiudizi, se ti dicessi gli aggettivi non buoni ho paura che poi tu possa farti strane idee e non voglio, visto che ci stiamo conoscendo adesso - .

Alberto la guardò seriamente, poi le carezzò una mano, molto molto lievemente per pochi secondi, quel tanto che bastò a Simona per farle correre dei brividi lungo la schiena.

- Non insisto, però lascia che ti dica i miei: buoni e non -

Lei si rilassò a questa proposta e annuì sorridendogli.

- Vediamo, per un uomo credo sia più difficile che abbia aggettivi piacevoli, ma quei pochi che ho ricevuto sono stati : puntuale, serio, divertente e...passionale -

Quell'ultima parola fu pronunciata molto lentamente, e gli occhi nocciola fissi negli occhi scuri di lei.
Simona si ritrovò con la gola secca, ed ebbe un'improvvisa esigenza di bere dell'acqua fresca. Doveva assolutamente smorzare quella tensione che si era creata.

- E gli appellativi meno buoni... -

Alberto parve sorridere, come se la stesse prendendo in giro, ma cercò di nascondere quel suo sorriso sfacciato dentro un altro sorso di vino rosso.

- E quelli meno buoni sono davvero pessimi! Il primo che mi viene in mente è stronzo! Seguito da arrogante, schiavista, ottuso, disgraziato, possessivo e...figlio di puttana! Sisi, direi di averli detti tutti si! -

Simona scoppiò a ridere e battè una mano sul tavolo, facendo girare un paio di persone verso di loro.

- Ma cosa hai combinato per farti dire tutte queste cose? Aahahah! Mamma mia, scommette che arrivano tutti da donne questi begli aggettivi! Tranne schiavista, ecco quello che arrivi dai tuoi operai! -.

Alberto parve assumere un'espressione soddisfatta e compiaciuta.

- Beh forse quando mi dirai i tuoi aggettivi "non buoni" io ti dirò le origini dei miei! -.

Dopodichè Alberto ordinò il conto e propose a Simona di fare una passeggiata a Piazza Navona, prima di portarla in albergo.

Fu una passeggiata molto calma e rilassata, le chiacchiere variarono dagli hobby alla musica, dalle vacanze fatte ai lavori svolti in gioventù, gli studi, l'università, le punizioni subite dai genitori per le stupidaggini commesse, fino a quando Alberto decise che era ora di andare a riposare.

- E' l'una passata, io spero che tutto quello che dovevano fare l'abbiano fatto, e che così tu possa riposare -

Simona, sembrava un po' delusa, quindi invece che aprire la portiera della macchina si poggiò su di essa di schiena, incrociò le braccia sul petto e fissò Alberto.

- Che c'è Corradi, vuoi dirmi qualcosa? -

Alberto posò le sue mani sulla macchina, una accanto alla spalla destra e l'altra accanto alla spalla sinistra di Simona e le bloccò qualsiasi via di fuga...non che lei volesse scappare.

- Tu sei strano! Non capisco a che gioco stai giocando con me -

Alberto avvicinò il suo viso a quello di Simona, fino a sentirne il respiro caldo sulla faccia e a stordirsi con il suo profumo vanigliato.

- Tu a che gioco vorresti giocare? - 

"Alberto non farmi fare questo. Sto cercando di fare la brava, ma tu mi provochi..." pensò Simona allontanando un po' Alberto da sè.

- Sei sicuro di voler giocare con me? Rischi di farti del male! -

Alberto chiuse gli occhi per un istante e poi si allontanò.

- Anche tu rischi di farti del male con me, se è per questo. Sei tu che ti sei fermata qui alla macchina, quindi ho pensato che volessi dirmi qualcosa... -

Simona lo interruppe sbottando:

- Per forza Alberto, non riesco a capire che cosa stiamo facendo: è un rapporto di lavoro con passatempi piacevoli? E' una possibile amicizia? E' un'attrazione? Guarda io di solito non mi faccio problemi ad uscire con gli uomini, di solito li uso e li getto... o li ferisco. Ma non perchè in passato uno di loro mi ha fatto del male e allora mi vendico con tutto il genere maschile, no è qualcosa di molto peggio e non sono sicura di volerti inserire nell'elenco di quelli che mi odiano o mi disprezzano! Quindi in questo caso, devo capire! Anche perchè da qui a 3 mesi saremo sempre insieme, per molte ore al giorno, quindi non voglio avere problemi sul lavoro! Chiaro? -

A Simona batteva il cuore a mille, le si torceva lo stomaco e aveva l'ansia per la risposta di Alberto e non capiva il perchè, o meglio lo capiva eccome, ma voleva tanto sbagliarsi: le voleva disperatamente conoscerlo meglio, voleva uscire con lui e approfondire quei lievi e brevissimi contatti fisici che c'erano stati finora tra loro. Ma dopo quel discorso che gli aveva appena fatto, temeva di aver rotto tutto ancor prima che potesse nascere.


giovedì 18 dicembre 2014

La natura dello scorpione parte 9°

Erano le 20:40, lo store era praticamente vuoto, se non fosse stato per Simona che stava spostando alcuni mobili di un'ipotetica sala da pranzo!
Aveva chiesto ad Alberto di poter almeno mettere la musica in filodiffusione, in modo da avere un po' di compagnia, e lui glielo aveva concesso.
Quindi Simona saltellava da una parte all'altra della "sala" spostando, inquadrando e rigirando mobili e composizioni, adattando luci e particolari.
Resi la stava osservando già da un po': era lì dalla mattina e sembrava ancora sprizzare energia da tutti i pori, inoltre sapeva perfettamente che la notte prima aveva dormito poco.

- Ti droghi, vero? Prendi degli eccitanti! -

Simona fece un balzo spaventata.

- Dico ma sei scemo? Pensavo che non ci fosse nessuno ormai! -

Alberto rise.

- E comunque no, non mi drogo! Tanta cioccolata, e qualche tazza di caffe! Roba naturale insomma...più il mio entusiasmo per il mio lavoro! -.

Lui le si avvicinò e pareva studiarla.

- Lo vedo che sei entusiasta del tuo lavoro. Sono molto contento di averti scelta! Avevo già visto i tuoi lavori, e mi sono sempre piaciuti... -

Simona rimase piacevolmente sorpresa sentendo quelle parole, poi le venne in mente una domanda:

- Questi mobili, li fate voi, giusto? Avete un laboratorio! Posso vederlo? -

Alberto le prese la mano e se la trascinò dietro senza dire nulla.
Arrivarono in uno stabile buio e silenzioso, con un profumo intenso di legno e segatura. Con la mano libera Alberto cercò a tentoni l'interruttore della luce, lo schiacciò e lo stabile si illuminò a giorno.
Simona rimase a bocca aperta : vi erano seghe circolari, piallatrici, punteruoli, seghetti, strumenti per gli intarsi, retini per texture e mille altri utensili.

- Ma...davvero? Hai dei veri artigiani che ti lavorano il legno e ti costruiscono i mobili? Non hai una fabbrica che fa pezzi standard? -

Simona ne era affascinata. Alberto le indicò una scrivania piena di segatura e posandole una mano sulla schiena, delicatamente la invitò a proseguire verso di essa.

- Questa era di mio nonno, poi è diventata di mio padre, ed ora dovrebbe essere mia...- 

Lasciò la frase in sospeso accarezzando la scrivania togliendovi un po' di segatura. Poi si voltò verso Simona e con un sorriso raggiante le propose una pizza!
"Ma questo è pazzo!" pensò lei "Prima è tutto serio, mi trascina qui senza manco dire una parola, e ora mi dice che vuole andare a prendere una pizza?!".
Ritornarono nello store dove Simona stava sistemando la sala da pranzo.

- Allora? Che pizza vuoi?  -

Simona lo guardò stupita.

- No ma...fai sul serio? - 

Alberto fece spallucce.

- Beh se ti manca poco possiamo anche andare a mangiare fuori, ma se ne hai ancora per molto meglio mangiarla qua, no? -

Simona si mise le mani sui fianchi e lo fissò, incerta se rispondergli o meno.

- Alberto, sei stato tu di chiedermi di fermarmi per finire i bozzetti, me lo devi dire tu se devo continuare o meno, io posso finire anche domani! -

Lui come risposta si lasciò cadere sul divano.

- Uff! Come la fai complicata! Hai fame si o no? Qui hai finito, si o no? -

Simona era sempre più incredula! "Questo è proprio fuso!". Si guardò attorno, guardò il bozzetto che aveva disegnato, poggiato sul tavolo in legno di abete e decise che si, per quella sera aveva finito, e aveva anche fame.

- Senti capo, io penso di aver finito! Ma c'è un problema! -

Alberto si alzò e con lo sguardo la invitò a proseguire.

- Devo assolutamente cambiarmi e farmi una doccia! -

Lui rise di gusto.

- Ok, ma quindi vuoi passare dall'albergo a prendere le tue cose? -

Simona guardò l'ora, 21:30

- Mmm forse meglio di no, potrei interrompere qualcosa se andassi in albergo adesso. Ho detto a Gabry che sarei rimasta qua fino a tardi per finire delle cose e per lasciargli la sua intimità con Sara -

Alberto le si avvicinò improvvisamente e con nonchalance la annusò. Simona sentì il respiro caldo sulla pelle, e le sue narici furono invase da un inebriante profumo di dopobarba mescolato a shampoo. "Oddio sto per svenire! Questo profumo mi stordisce..." 

- Sai di buono! -

Fu il commento di Alberto, una volta allontanatosi. Simona si riprese.

- Ehm si! Mi fa piacere...ma come dire, non credo sia normale annusare le persone! -

Alberto sorrise malizioso.

- Beh se hanno un buon profumo, che male c'è? -

Così dicendo si avviò verso l'uscita, lasciando intendere a Simona di seguirlo.



Simona si ritrovò seduta, al posto del passeggero, in una Giulietta Alfa Romeo blu elettrico, al fianco di Alberto, che le aveva appena detto di scegliere un cd da inserire nel lettore.
Dopo un pezzo di tragitto, verso chissà dove Simona sbottò:

- Ma si può sapere chi sei? Un pazzo da ricovero? -

- Ma che c'è? Qual è il problema? Stiamo andando a mangiare una pizza e allora? Siamo tutti e due vestiti così da stamattina, nessuno dei due puzza e la doccia la faremo a fine serata! Stai tranquilla, non è un sacrilegio! -

- Cavoli! Non riesco a capire come siamo diventati così intimi da andare a mangiare una pizza a fine lavoro! -

Alberto si voltò un secondo a guardarla, poi ritornò sulla strada. Simona stava sciogliendosi i capelli e li stava spettinando con le mani, si sbottonò i primi due bottoni della camicia nera e cercò nella borsetta i trucchi di fortuna che portava sempre in borsa per le emergenze.

- A me non sembriamo così intimi, ci stiamo conoscendo e basta no? Lavori per me da quanto? 10 giorni, forse 12 e prima di ieri sera non mi sono mai permesso di parlarti di cose che andassero al di fuori del lavoro. Poi ti trovo al caffè letterario, uno dei miei locali preferiti a Roma, e ti scopro come una piacevole compagnia. E poi tu sei single no da quanto ho capito, quindi puoi uscire tranquillamente con un uomo... -

Simona lo fissò, non si era certo fatta sfuggire quella precisazione :

- Si, io sono single, ma tu...? -

Alberto si corrucciò e strinse le mani al volante.

- Non rispondi eh? Alberto io ho dei principi, nonostante i miei parenti mi abbiano voltato le spalle -

Queste ultime parole furono mormorate appena, ma Alberto le udì lo stesso, decidendo però di non approfondire il discorso. Simona riprese :

- Io non frequento gente sposata, accompagnata o fidanzata, mi dispiace, non sono quel genere di donna! -

Alberto sospirò pesantemente.

- Non sono niente di tutto questo, diciamo che è complicato e sto cercando di uscirne...ecco ora stiamo diventando intimi, raccontandoci cose personali -.


mercoledì 17 dicembre 2014

La natura dello scorpione parte 8°


Quando Simona entrò nella suite, sentì alcuni rumori provenire dal bagno e dopo poco vide uscire Sara avvolta nel lenzuolo e dirigersi in camera di Gabriele.

Simona aprì la porta del bagno e vide il suo amico con indosso i pantaloni del pigiama, la schiena e i capelli bagnati, le mani poggiate sul lavandino e la testa rivolta verso il basso.

- Ehi Gabri, che succede? -

Lui si voltò: - Ciao -

Disse con tono mesto

- Hai ragione tu, non sono fatto per una vita solitaria... -

Simona prese un asciugamano e glielo posò sulle spalle

- L'ho sempre saputo -

Gabriele se lo strinse addosso

- Simona, come faccio? E' innamorata anche lei, ma lunedì deve andare via... -

Simona si poggiò sul lavandino di fronte a lui.

- Guarda che la cosa è semplice! Va con lei! Torna a Modena! -

Gabriele la guardò incredulo:

- Ma stai scherzando? E il lavoro qua? Voglio dire tre mesi di lavoro ben pagati! -

Simona sorrise.

- Gabri, alla fine qua il lavoro che devi fare è molto minimo, possiamo anche fare così: lunedì vai con lei, appena ho sistemato tutte le bozze ti chiamo e vieni a fare i ritocchi che servono! Mi lasci un paio di ragazzi della tua squadra per le cose urgenti o impreviste, e quando avremo tutti le idee chiare ti chiamerò per ultimare i lavori, alla fine stai qui a perdere tempo dai... - .

Gabriele rimase in silenzio per qualche minuto a fissarla, poi decise di parlare:

- Sei sicura che si possa fare? -

Lei chinò la testa di lato alzando le sopracciglia,

- No, però possiamo sempre provare a chiedere a Resi. Chiedere non costa nulla! -

Gabriele sembrò riprendere vita a quelle parole, ma Simona lo bloccò :

- Non dire ancora niente a Sara, se poi Resi ci dirà di no rischieresti di illuderla e basta! -

Lui annuì e poi abbracciò la sua amica

- Grazie Simona - .

Simona si sistemò a letto, aveva appena chiuso gli occhi quando sentì vibrare il cellulare : Alle 8:30 allo store! Mi raccomando. Alberto
Simona sorrise, poi gli rispose : Ci sarò! Vedi di essere puntuale anche tu, capo!
Dopo poco il cellulare vibrò di nuovo : Io sono la puntualità fatta persona!
Simona non ebbe il tempo di rispondere che un'altra vibrazione preannunciò un nuovo messaggio : Ora è meglio dormire. Serata interessante, comunque...Buona notte signorina Corradi.
Lei sentì un calore colorarle le guance, e una sensazione strana scombussolarle lo stomaco. Buona notte, signor Resi.



8:31 Simona in cantiere mostrava agli operai come sistemare un angolo cottura.

- Buon giorno signorina Corradi! -

Simona si voltò e davanti a lei, in un completo grigio antracite, stava Alberto, sorridente.

- Buon giorno signor Resi. Dovrei parlarle un attimo -

Lui s'incuriosì.

- Certo, venga nel mio ufficio -.

Simona si sedette davanti a lui, li separava solo una scrivania

- Grazie per aver usato formalità davanti agli operai, non vorrei... -

Simona lo interruppe :

- Oh di questo poi parleremo un'altra volta! Il tuo atteggiamento mi incuriosisce parecchio! Comunque sono qua per un'altra cosa -

Alberto rimase sbigottito.

- Avanti parla! - sbottò.

- Avrei una proposta da farti: io credo che Gabriele e la sua squadra non siano necessari qua, ovvero al momento dobbiamo definire i bozzetti, e più che altro servono operai al montaggio e un paio di imbianchini. Quando poi ci serviranno per fare cappe e pareti li chiameremo che ne dici? Mi faccio lasciare un paio di ragazzi per le emergenze e per pitturare... -.

Simona disse tutto con una velocità quasi inumana e poi lasciò la frase in sospeso, in attesa della reazione di Alberto, che aveva ascoltato tutto con attenzione e seguito l'intero ragionamento. Dopo una manciata di secondi, che sembrava infinita Alberto rispose :

- Segue la ragazza vero? -

Simona sgranò gli occhi e pensò velocemente ad una scusa da inventarsi, ma non le venne in mente niente.

- E' stata una mia idea... -.

Alberto incrociò le dita e unì i due indici sulle labbra

- Dovrò far modificare il contratto - disse pacato.

- Quindi è un si? - azzardò Simona

- Si, io fin dall'inizio volevo te, poi ti sei portata dietro la tua squadra, ma quella che mi interessava per i lavori eri te...only you! -

Alberto fece spallucce e si appoggiò allo schienale della sedia tranquillo. Gli occhi nocciola la stavano fissando irriverenti, Simona deglutì, "Merda", pensò, "Se Gabri se ne va io resto sola con questo, come farò a trattenermi?".
Simona si alzò dalla sedia, e ringraziò Alberto facendo un mezzo inchino con la testa, poi si diresse verso la porta, ma lui la chiamò:

- Simona? Anche stasera devi stare fuori? - .

Simona inspirò profondamente facendo appello a tutto il suo autocontrollo, "Però se anche lui ci prova io che mi trattengo a fare", fu il suo pensiero. Simona si voltò sorridendo maliziosamente:

- Si, anche stasera...perchè? -

I suoi occhi da cerbiatta fissavano quelli nocciola di Alberto in attesa di una proposta.

- Niente, potresti restare qua oltre l'orario di lavoro allora, così finiremo i bozzetti e inizieremo a lavorare seriamente con lo store -

Simona strinse gli occhi a due fessure, dopodichè si girò e sbattè la porta dell'ufficio uscendo.

- Stronzo! -

Disse appena fuori dalla stanza, in un tono nè troppo basso nè troppo alto, ma in modo che Alberto potesse sentirla, e lei sentì lui ridere di gusto.


Gabriele corse da Simona appena la vide, e notò che stava cercando di trattenere una smorfia di rabbia.

- Cos'è successo? -

Le domandò, lei scosse la testa.

- Niente lascia perdere, un uomo stupido...Comunque... -

Simona poggiò le mani sulle spalle del suo amico :

- Resi ha detto che va bene, adesso provvederà a modificare il contratto e poi non ci saranno problemi! Ora devi solo dirlo alla tua squadra! -

- Oh tranquilla, ci hanno chiamato quelli di Pimp My home e quindi ho anche una scusa valida per dire loro che andremo via per un po' -

Disse sollevato lui.

- Davvero hanno chiamato quelli di Pimp? E dove? Cavoli mi dispiace non andare! -.

Gabriele sorrise, era vero, Simona ci teneva molto a quel progetto, ma 'sta volta non poteva mollare il lavoro, visto che già lui se ne andava per motivi, che ad occhi altrui, potevano sembrare futili.

- Andiamo nella bassa Modenese, ci hanno chiesto di rimettere in sesto un paio di case provate dal terremoto! -

Simona s'intristì ancora di più.

- Che palle! -

Sbottò frustrata e si diresse verso gli operai per riprendere il lavoro e non pensare.

Keep Calm and life must go on



martedì 16 dicembre 2014

La natura dello scorpione parte 7°

Simona guardò Alberto e poi nuovamente il punto da lui indicato, non sapeva cosa sperare: la Cinquecento datata o la Ducati. 
Alberto sorrise sornione allo sguardo sempre più smarrito di Simona, poi attraversò la strada e si diresse verso la Cinquecento, quando fu vicino l'auto si voltò a guardare la faccia atterrita di lei.

- Ahahah! Giuro che sei troppo divertente! -

Alberto scoppiò a ridere e Simona si riprese: attraversò anche lei la strada e si trovò accanto a lui.

- Cosa c'è da ridere? -

Simona si mise le mani sui fianchi, Alberto le passò accanto sfiorandola volontariamente e aprì il bauletto della Ducati, prendendo un casco nero e porgendolo a Simona. Lei si voltò verso di lui  rossa in faccia e con la bocca aperta.

- La smetti di prenderti gioco di me? -

Alberto come risposta si tolse la giacca e la mise sulle spalle di Simona, che aveva tutt'altro che freddo in quel momento.

- Infilala, avrai freddo quando sarai su! -

Lei eseguì l'ordine, ma continuò a inveire contro di lui per averla presa in giro, più che altro per riprendere un po' di autocontrollo.

- Sicuro, domani non mi presento! Ma guarda te questo, come si diverte a prendere in giro la gente! -.

Alberto le si avvicinò e le sistemò meglio la chiusura del casco, sorrideva mentre lei sbuffava.

- Signorina Corradi, le tue minacce sono così innocue che non mi destano la minima preoccupazione! Se domani alle 8:30 non sarai in cantiere io alle 8:35 sarò da te...credimi le mie minacce non sono mai a vuoto! -

Simona deglutì fissando quei profondi occhi color nocciola. "Allora ti prego, vienimi a prendere!".


Gabriele lasciò Sara riposare nel letto, lui andò in bagno e si sedette nella vasca, la punta dei gomiti sulle ginocchia e le mani al viso "Merda!" pensò "La prima di cui mi innamoro dopo Francesca e già se ne va! Come cazzo faccio?". Una fitta al cuore fastidiosamente pungente lo fece innervosire ulteriormente, per calmarsi un po' aprì la doccia e si fece scrosciare addosso l'acqua. 
Sara si svegliò sentendo il rumore dell'acqua provenire dal bagno, si girò e vide che Gabriele non era più a letto. Sospirò dolorosamente, afferrò il cellulare e inviò un messaggio alla sua amica - Marta, stasera non torno a casa, scusa per l'ora, resto da lui...ci resterei tutta la vita se potessi. Che situazione del cavolo! :( -
premette invio e si alzò dal letto. 
Sara bussò alla porta del bagno e poi entrò, lo vide: bello come un modello di copertina, le spalle larghe bagnate, i pugni stretti contro al muro e la fronte bassa. Lei fece scivolare il lenzuolo a terra ed entrò con lui nella vasca, lo abbracciò baciandogli la schiena e posando le mani sul suo petto.

- Non avrei mai immaginato di provare sentimenti così profondi per uno che conosco da poco più di una settimana...manco fossi un'adolescente! -.


Simona si teneva stretta al torace di Alberto, "Caspita", pensò, "Che bei muscoli che sento". Alberto le parlava attraverso il microfono nei caschi:

- Tutto ok lì dietro? -

- Sisi! Ma non ci vuole solo un quarto d'ora per arrivare all'albergo? -

Lui curvò bruscamente e lei si strinse ancora di più al suo torace, Alberto sorrise conscio di non poter essere visto.

- Si, ma ti sto facendo fare un giro panoramico della Città! -

- Alberto ma sono le 2 di notte! Domani devo essere in cantiere alle 8:30 ricordi, sennò il mio capo mi uccide! -

- Naaa, non ho mai ucciso nessuno! Al massimo te lo detraggo dal compenso - 

Simona gli diede un pizzicotto nel fianco,ma lui non si scompose.

 - Portami subito all'albergo! 

Alberto prese la sua mano e con delicatezza se la mise sul torace dov'era ancora appoggiata l'altra. Simona ebbe un sussulto, ma sperò che Alberto non se ne fosse accorto. Desiderò che il "Giro turistico" fosse durato di più, ma riconobbe la strada dell'albergo e si sentì leggermente triste e un po' ansiosa.
La Ducati si fermò, Alberto scese, e aiutò Simona prendendola quasi in braccio.

- Merda! -

Simona non potè trattenersi, quel contatto fisico l'aveva decisamente elettrizzata.

- Cosa? Hai avuto paura? -

Le domandò Alberto mentre le slacciava il casco.

- No, per niente, mi piace andare in moto, peccato che non ne possegga una! - 

I capelli le ricaddero sulle spalle e lei sollevò lo sguardo su di lui che la fissava e le sorrideva.

- E allora cos'era quell'esclamazione? -

Simona si tolse la giacca e la porse ad Alberto ringraziandolo.

- Felicità per il giro turistico -

Si diresse verso l'ingresso dell'albergo quando si girò e gli chiese : 

- Ah Alberto, posso usufruire della palestra dell'albergo? Sai ho bisogno di scaricare un po' di tensione -

" Molta tensione" pensò Simona. Alberto annuì confuso.

- Ti metto sotto pressione Simona? -

"Diciamo che vorrei essere sotto e basta" fu il pensiero di lei. Simona scosse la testa.

- Nono, però ero abituata ad andare almeno tre volte a settimana in palestra e quindi insomma... - 

Alberto annuì ancora, dopodichè si infilò il casco e una volta salito sulla moto le fece un cenno di saluto con la mano.
Simona si accasciò contro le parete dell'ascensore "DEVO stare BUONA, non con il capo, porca miseria!".

lunedì 15 dicembre 2014

La natura dello scorpione parte 6°



Gabriele accarezzava dolcemente la schiena nuda di Sara, e di tanto in tanto le baciava la spalla più vicina a lui. Sara lo guardava intensamente negli occhi, sorridendo beatamente. Le luci soffuse delle candele rendevano tutto molto più intimo e confidenziale. Sara si alzò a sedere, afferrò il lembo del lenzuolo e se lo tirò su di sè tornando a sdraiarsi accanto a Gabriele.

- Gabri, lo sai che la prossima settimana torno a Mantova, vero? -

Lui annuì mettendole una ciocca di capelli dietro l'orecchio.

- Tu resterai a Roma ancora per un po' ? -

Proseguì lei. Gabriele sospirò:

- Almeno fino a giugno, perchè? Cosa vuoi dirmi? -

Sara s'incupì

- Io non ho più vacanze fino ad agosto -

Gabriele scosse la testa.

- C'è il ponte del 25 aprile, quello del 1° maggio e il 2 giugno! E poi ci sono i week end! -

Sara scoppiò a ridere per nascondere le lacrime.
- Lavoro in un centro commerciale, tutte quelle festività me le scordo! Così come i week end -

- Verrò io! -

Controbattè deciso. Sara si accoccolò sul suo petto.

- Ci vedremmo poco comunque -

Lui posò dolcemente la mano sulla testa di Sara.

- Vuoi dirmi che questa è stata solo una splendida parentesi romana? Che da lunedì ognuno tornerà alla sua vita come se niente fosse? -

La ragazza si strinse ancora di più a lui.

- Possiamo goderci questi giorni con serenità e poi pensare al futuro da lunedì? Magari riusciremo a resistere per tre mesi, una volta che tornerai a Modena ci saranno solo 45 minuti di macchina che ci terranno separati, no? -

Uno strano malessere avvolse lo stomaco di Gabriele, il quale stringendo gli occhi sussurrò un:

- Va bene, ci proveremo - .



Simona stava ridendo al racconto del signor Resi, il quale le stava raccontando di quando era piccolo e aveva nascosto una rana nell'armadio di sua sorella maggiore:

- Ahaha da lei, non me lo sarei mai aspettata! -

Lui la guardò storcendo il labbro.

- Io direi che dopo il terzo bicchiere di birra insieme possiamo darci anche del tu, Simona -

Lei sorrise.

- Oh come siamo audaci, Alberto -

Bevve un sorso dal suo boccale. La bocca stranamente arsa, e un arrossamento involontario ogni volta che lui la guardava. Il modo in cui aveva pronunciato il suo nome le aveva fatto fare un piccolo sobbalzo interno: "Merda Simona", si era detta, "Col tuo capo sarà un vero casino se ci provi".

Resi guardò l'orologio.

- Ma è l'una di notte! Tu domani lavori per me! Che ci fai ancora sveglia? -

Simona non riuscì a capire se il tono fosse scherzoso o meno, quindi si affrettò a chiedere il conto e poi decise di spiegare il perchè fosse ancora fuori.

- Gabriele aveva bisogno della suite stasera, e temo anche domani e dopodomani, almeno fino a domenica, la sua ragazza la prossima settimana tornerà a casa, e voleva passare un po' di tempo da solo con lei -.

Alberto spalancò la bocca visibilmente sorpreso.

- Io credevo che voi due avevaste una storia! -

Simona scoppiò a ridere.

- E se avessimo avuto una storia io me ne sarei uscita da sola per Roma? Ahaha! Andiamo Alberto! -

Lui chiuse la bocca lentamente, poi borbottò :

- E che ne so, magari avevate litigato -

Il cameriere interruppe la conversazione e portò il conto.

Alberto prese velocemente il conto e si avviò alla cassa senza lasciare il tempo a Simona di reagire, lei si infilò velocemente la giacca, prese la borsetta e corse alla cassa.

- Ehi! Facciamo a metà! -

Lui le lanciò un'occhiataccia.

- Stai scherzando? Non si è mai sentito che Resi Alberto facesse pagare una donna! -

- Ma non siamo usciti insieme, ci siamo trovati qui per caso! Io esigo che si faccia a metà! -

Protestò Simona.

Alberto uscì dal locale con Simona alle calcagna.

- No dico sul serio! Se non mi fai pagare la mia parte, domattina non mi presento! -

Alberto sorrise sfidandola:

- Provaci! Ti vengo a prendere con la forza! -

Simona si sentì avvampare e un'improvvisa felicità le percosse tutto il corpo. I suoi occhi nocciola la studiarono per bene attendendo una sua reazione, Simona schioccò la lingua e iniziò a camminargli attorno con finta aria di minaccia.

- E se non mi facessi trovare? -

- Ho molte spie nell'albergo -

La guardò sicuro di sè, poi la sua espressione cambiò diventando preoccupata.

- Un momento, ma se Gabriele ha bisogno della suite per tutta la notte, ora dove andrai? -

Simona guardò l'orologio.

- Beh oddio, spero che a quest'ora abbiano finito! Gabriele sapeva che sarei tornata alla suite per dormire! -

Alberto parve trarre un sospiro di sollievo.

- Allora ti accompagno! -

Simona sorrise col cuore che accelerò leggermente i battiti.

- Grazie, dove hai parcheggiato? -.

Alberto indicò un punto della strada in cui c'erano una Cinquecento vecchio modello bianca, e una moto Ducati Diavel Titanium. Simona impallidì.

domenica 14 dicembre 2014

Lettera d'amore a te

Insisto tanto perché voglio aspettarti la sera a casa con la cena già pronta, voglio abbracciarti la notte e darti il bacio del buon giorno al mattino.
Voglio prepararti il caffè per darti energia per la giornata.
Voglio guardare i film sul divano con te. 
Voglio vedere la tua faccia quando ti dirò che aspettiamo un bambino, voglio che accarezzi la pancia e inizi a parlare con tuo figlio, voglio che lo stringi a te quando nascerà. 
Voglio giocare tutti e tre sul letto a cuscinate. 
Voglio amarti fino alla fine dei miei giorni e voglio farlo il più presto possibile. 
Perciò scusami se insisto.

domenica 30 novembre 2014

La natura dello scorpione parte 5°

Era passata una settimana dal colloquio con il signor Resi e Simona si era subito messa all'opera, riadattando i bozzetti alle reali dimensioni dello store. Gabriele aveva chiamato la sua squadra e l'aveva messa a disposizione di Simona e di Resi.

Lo store era su 3 piani. Simona aveva proposto di arredarlo proprio come se si entrasse in tanti appartamenti diversi.
- Vede signor Resi, se l'abbinamento funziona ed è accattivante, se si invoglia la gente con la mentalità del marketing e della pubblicità, facendo diventare necessario ogni singolo pezzo dell'arredamento è più probabile che vogliano comprare cucina, salotto, camera da letto! Lo spazio c'è e possiamo sfruttarlo! Poi ovviamente possiamo esporre singolarmente le cucine, i salotti e le camere, ma solo alla fine del percorso! Che ne dice? -

Simona trasudava entusiasmo e Resi la guardava ammirato, con uno sguardo carezzevole di compiacimento.

- Mi fido di lei signorina Corradi! -

- Oh mi chiami Simona! - 

Lei gli diede un colpetto sulla spalla, ma lui parve non gradire il gesto e si irrigidì.




Simona entrò nella suite e si diresse verso la cucina, prendendo un succo d'ananas dal frigorifero. Gabriele uscì dalla sua camera vestito di tutto punto 

-Voilà! -

Simona lo guardò ammaliata.

- Caspita! Esci con Sara anche stasera? -
 
Lui annuì raggiante.
 
- Si! Mi piace un sacco! La prossima settimana tornerà a Mantova, quindi mi godrò ogni singola sera con lei! -

Simona sorrise.

- E l'amica per cui era venuta? -

Gabriele alzò lo sguardo confuso 

- E' fidanzata! La sera sta col suo lui! Anzi era anche sollevata del fatto che Sara esca con me ogni sera! -
 
Simona alzò le sopracciglia

- Viva l'amicizia! -

 Mormorò sarcastica dirigendosi verso il bagno.


Simona aprì l'acqua per riempire la vasca
 
- Beh almeno avrò tutto questo ben di Dio per me! -

Gabriele fece capolino dalla porta 
- Ehm Simona, ascolta non è che tu ecco...non è che stasera potresti uscire? -

Lei si girò di scatto fulminandolo, si mise le mani sui fianchi accigliata 

- Dove pensi che possa andare da sola? -

Lui si morse il labbro e agitò le mani nervosamente

- Beh dai, tu sei una che è abituata a uscire da sola, insomma sei una viveur! Incontrerai sicuramente qualcuno con cui farai amicizia... -

Si mise in ginocchio incrociando le mani a mò di preghiera :

- Simona ti prego, ti prego! Voglio trascorrere la notte con lei! - .

Simona sbattè lentamente le palpebre, inspirò profondamente dopodichè parlò : 

- Per che ora devo essere fuori? -

Lui si rialzò e l'abbracciò al culmine della felicità.

- Dopo cena, verso le 21:30/22! -

Simona sbuffò.

- E va bene, va bene! Va a procurarti l'occorrente e lasciami fare un bel bagno! -

Lui la guardò interrogativo 

- I profilattici Gabri! -

A lui parve illuminarsi la lampadina.
 
- Ooh! Si certo vado! Grazie, sei un tesoro! - .


Simona si rilassò nella vasca e pensò che il lavoro da Resi la stancasse molto di più di quel che aveva pensato: lui esigeva che fosse in cantiere alle 8:30 e che se ne andasse alle 20:30 con un'ora di pausa per il pranzo. La monitorava costantemente, le faceva un sacco di domande e voleva avere l'ultima parola su tutto! Era un uomo di bell'aspetto, ma inavvicinabile: a parte la sua forte presenza sul cantiere, era difficile iniziare una conversazione con lui, un uomo scostante e di poche parole.

Simona era nel parcheggio dell'albergo.

- Un momento! Ma quel cretino si è preso la macchina che ci ha dato Resi! Ed io come cavolo faccio ad andarmene in giro per Roma se sono senza macchina? -

Urlò sbattendo i piedi. Simona risalì al pian terreno e si diresse alla reception 

- Mi scusi, potrebbe chiamarmi un taxi e indicarmi un posticino tranquillo dove bere qualcosa e incontrare persone tranquille? -

La signorina della reception porse un bigliettino con indicato un nome "Caffè Letterario" lesse Simona, voltò il bigliettino e vi era l'indirizzo:

- Via Ostiense 95, Roma -

La signorina della reception annuì

- E' molto carino e di solito c'è parecchia gente, tra l'altro è a un quarto d'ora di macchina da qui! - 

Simona annuì soddisfatta del suggerimento.

- La ringrazio signorina! Ecco a lei per la cortesia -

Simona le diede 20€ di mancia. 

Dopo 10 minuti Simona era nel taxi diretta al Caffè Letterario, aveva una gonna nera stretta in vita che le scendeva morbida e larga sui fianchi, una camicetta bianca che lasciava intravedere il pizzo della canottiera, calze nere e un tacco 5 per stare comoda. Matita nera e mascara, un filo di rossetto sulle labbra, capelli sciolti che le cadevano sulle spalle.
Scese dal taxi, pagò l'autista ed entrò nel locale: musica jazz di sottofondo, luci rossastre soffuse, al centro della sala il bar e tutto intorno sedie, tavolini, un angolo con mobili etnici e di gusto moderno, e poi ovunque scaffali pieni di libri, in fondo alcune postazioni computer e il dolce chiacchiericcio delle persone mescolato al rumore di pagine che si voltavano.

Simona vide una poltrona isolata, la puntò dirigendosi verso di essa; prima di sedersi scelse un libro dagli scaffali e lo prese, quando alzando lo sguardo si trovò davanti due occhi nocciola che la guardavano incuriositi.


Gabriele stava guidando con un sorriso che gli andava da un orecchio all'altro, Sara lo guardava divertita 

- Tanto so già qual è la sorpresa... - 

Lui si voltò a guardarla.

- Ah si? - 

Lei scosse la testa ridendo un po' emozionata.

- Si...stiamo andando alla tua suite...ma Simona? -
 
Lui le posò una mano sulla coscia sinistra.

- L'ho cacciata! - .

Una volta entrati nella suite Gabriele la baciò dolcemente e le disse che se avesse voluto bere, c'era qualcosa in frigo. Lui intanto si diresse verso la camera da letto, dove nel pomeriggio aveva predisposto un paio di cose.
Accese le candele, disposte in fila come per indicare un sentiero, spostò il copriletto e lo piegò ordinatamente ai piedi del letto, dopodichè si tolse la giacca e si aprì il colletto della camicia...iniziava a sentire caldo.


- Signorina Corradi?! -

Simona fece un balzo in dietro e scrutò gli occhi nocciola dall'altra parte dello scaffale.

- Signor Resi? -

Lui fece il giro del mobile e le si presentò davanti.
Lui le sorrise incuriosito. 

- Strano posto dove incontrarla - 

Disse lui, Simona alzò le sopracciglia un po' offesa :

- Perchè? Non ho l'aria di un persona amante della lettura? -
 
Resi scosse la testa: 

- Non intendevo questo! Anzi io credo che lei legga molto, ma credevo lo facesse nell'intimità delle sue mura...e onestamente me la immaginavo in un locale un po più... -

Simona lo invitò a proseguire con lo sguardo 

- ...un po' più vitale, ecco! -

Lei parve rilassarsi.

- Non conosco molto bene Roma, e non conosco molte persone qua, quindi mi sono fidata del consiglio della signorina della reception -

Simona si guardò attorno.

- E poi non è male qua, mi piace! - .

Resi la guardò interrogativo.

- Vuole farmi compagnia? -

Simona spalancò gli occhi incredula e improvvisamente un po' accaldata.

 - S-si, va bene! - .